Estratto di un minuto del doppiaggio in dialetto parmigiano, realizzato nell'estate del 1996, tratto dal film "Ombre rosse" (1939) di John Ford. La voce di Ringo (John Wayne) è di Enrico Maletti


Con la qualità non si scherza. Parola di Enrico Maletti

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Tgnèmmos vìsst
Al salùt pramzàn äd parmaindialetto.blogspot.com

“Parmaindialetto” è nato il 31 luglio del 2004. Quest’anno compie 13 anni

“Parmaindialetto” l’é nasù al 31 lùjj dal 2004. St’an’ al compìssa 13 an’

Per comunicare con "Parmaindialetto" e-mail parmaindialetto@gmail.com

L’ UNICA SEDE DI “Parmaindialetto” SI TROVA A PARMA “PÄRMA”.







domenica 30 giugno 2013

Anche quest’anno il “Memorial Saponara” agli Amici di Alberi. Ricordato anche il giornalista Pino Colombi “Mister” della squadra dei Giornalisti.

 
(CLICCA SULLE FOTO PER INGRANDIRLE)
 
FOTO DI ENRICO MALETTI E GABRIELE MAJO www.stadiotardini.com  
 

 
 
 (Testo blu in italiano)
Per il terzo anno consecutivo la squadra di Alberi si è aggiudicata il “Memorial Saponara” torneo di calcio a 7
che ha visto sfidarsi  tre squadre, Amici di Alberi, secondi i Politici e al terzo posto i Giornalisti,  L’incontro si è svolto sul campo della parrocchia di Alberi,  località dove abitava
Francesco Saponara il giornalista morto improvvisamente 3 anni fa all’età di 37 anni. Nella serata è stata donata una targa ricordo alla vedova di Saponara e alla moglie di Pino Colombi, scomparso in settembre del 2012, Colombi nelle prime due edizioni è stato il Mister della squadra dei giornalisti.

(Testo giallo dialetto parmigiano)
Anca st’an’ al “Memorial Saponara” a j Amìgh  ädj  Älbori. Ricordè anca il giornalìssta Pino Colombi “Mister” ädla scuädra di Giornalìssta.
 
P’r al tèrs an’ cadrè fila la scuädra ädj Älbor  l’à véns al “Memorial Saponara” torneo äd calcio a 7 ch’l à  vìsst sfidäros  trej scuädri, Amìgh ädj Älbor, secónd i Polìttich e al tèrs posto i Giornalìssta, 

 
L’incóntor al s’é zughè in-t-al  camp ädla parochia ädj Älbor,  localitè indò stäva äd ca’ Francesco Saponara al giornalìssta mort improvizamént 

 3 ani fa a l’etè  äd 37 ani. In-t-la seräda è stè  donè ‘na tärga ricord ala vèdva äd Saponara e ala mojéra  äd Pino Colombi, mort  in setémbor dal 2012, Colombi in-t-il  prìmm dò edisjón  l’é stè al Mìsster ädla scuädra di giornalìssta
(Tgnèmmos vìsst)

E.M.

 

Nuova scossa di terremoto alle 16,40 magnitudo 4.4 a Minucciano (Lucca) epicentro della prima scossa del 21 giugno. La scossa avvetita anche a Parma


Avvertita anche a Parma una nuova scossa di terremoto alle 16,40,  magnitudo 4.4 profondità km 9,8 epicentro a Minucciano (LU) zona della prima scossa del 21 giugno che aveva registrato un magnitudo del 5.2. La scossa avvertita anche nella zona di Berceto e nel Reggiano a Castelnuovo Monti e in Toscana nelle zone delle scosse dei giorni scorsi. A Parma si è avvertita anche ai piani bassi.
(Tgnèmmos vìsst)
(Sperèmma al bén)

"nel tuo piccolo pensa in grande"... 4 luglio 2013 ore 10,30 - 12,30 AUDITORIUM PAGANINI PARMA. Il nuovo sviluppo nel turismo: IDEE, SPUNTI E PROGETTI PER PORTARE IL MONDO A PARMA


(CLICCA SULLE LOCANDINE PER INGRANDIRLE
 

 
 
 
 
 

Il Vangelo della domenica "La chiamata di Gesù e le dipendenze che abitano nel cuore dell'uomo". Commento di don Umberto Cocconi.




Pubblicato da Don Umberto Cocconi   il giorno domenica 30 giugno 2013 alle ore  7,31

Mentre stavano compiendosi i giorni in cui sarebbe stato elevato in alto, Gesù indurì il volto e si mise in cammino verso Gerusalemme … Mentre camminavano per la strada, un tale gli disse: «Ti seguirò dovunque tu vada». E Gesù gli rispose: «Le volpi hanno le loro tane e gli uccelli del cielo i loro nidi, ma il Figlio dell'uomo non ha dove posare il capo». A un altro disse: «Seguimi». E costui rispose: «Signore, permettimi di andare prima a seppellire mio padre». Gli replicò: «Lascia che i morti seppelliscano i loro morti; tu invece va' e annuncia il regno di Dio». Un altro disse: «Ti seguirò, Signore; prima però lascia che io mi congedi da quelli di casa mia». Ma Gesù gli rispose: «Nessuno che mette mano all'aratro e poi si volge indietro, è adatto per il regno di Dio». (Vangelo secondo Luca)
 
 
“Indurire il volto” sta a significare che Gesù ha preso una decisione. La sua vita non è segnata né dai “se” né dai “ma”: sa “buttarsi” in un progetto, senza scoraggiamento nè paure che riescano a fermarlo. Questo suo camminare, davanti a tutti, con determinazione deve aver sorpreso non solo i discepoli, timorosi e indecisi, ma anche i tanti sconosciuti che affollavano la strada verso Gerusalemme. Questi tre personaggi che Gesù incontra simboleggiano le tre dipendenze che solitamente abitano nel cuore dell’uomo: le sicurezze affettive, la cultura, il passato. Il primo personaggio prende l’iniziativa: è lui che si propone a Gesù. Nella sua richiesta c’è entusiasmo: «Ti seguirò dovunque tu andrai». Però Gesù è colui che va incontro alla croce e la sua vita sarà, dall’inizio alla fine, tutto un “patire”. Chi di noi potrebbe scegliere volontariamente una vita del genere? Questo tale sembra aver capito tutto, cioè che la vita è seguire ciò che si ama. Tuttavia, l’aspirante discepolo non sa cosa sta chiedendo: seguire Gesù significa, prima di tutto, consegnare se stessi, la propria vita, nelle mani di qualcuno di cui ti fidi, con tutto ciò che ne consegue. Gesù gela il sacro fuoco di questa persona così entusiasta, rispondendogli che seguire Lui vuol dire non avere un nido, una tana, un giaciglio su cui si possa posare il capo. Gli sta dicendo che venirgli dietro significa “avere una vita spericolata, fatta di guai … dove non è mai tardi”(Vasco Rossi); non essere, quindi, più centrati su se stessi, ma essere, in qualche modo, “gettati” fuori da sé. Non avere più sicurezze, non avere più protezioni, essere liberi dalle logiche della dipendenza affettiva, rompere ogni cordone ombelicale, uscire realmente dal seno materno, qui rappresentato dalla “tana” e dal “nido”. Siamo tutti alla ricerca di una stabilità, in questo caso affettiva, ma per seguire Gesù, per camminare verso la libertà, bisogna essere disposti a lanciarsi, a giocare fino in fondo la propria vita, senza stare né in panchina, né in difesa, ma porsi all’attacco. Il secondo personaggio, invece,  è chiamato direttamente da Gesù a seguirlo. Chissà che cosa avrà visto, il Maestro, nei suoi occhi; senz’altro dei desideri, o almeno la voglia di non stare ai margini della strada, ai margini della vita. Ma Gesù lo spiazza perché gli dice che seguire Lui vuol dire prendere le distanze dal mondo paterno e perciò andare, quindi, non solo contro il buonsenso, ma anche contro la legge mosaica, che obbligava al rispetto dei propri genitori.
 
Questo secondo personaggio chiede che cosa sia giusto o meglio doveroso fare: prima seppellire il padre o seguire Gesù? La legge lo vincola. Egli sa ciò che vuole e ciò che deve fare. Prima di tutto questo tale si sente in dovere di adempiere il comandamento della legge, poi seguire Gesù. Un chiaro comandamento della legge si frappone quindi fra il chiamato e Gesù, ma la chiamata di Gesù indica rigorosamente che in nessun caso si deve frapporre “qualcosa” fra Gesù e “il chiamato”, fosse anche la cosa più grande e sacra, fosse anche la legge. È assolutamente necessario, per amore di Gesù, che proprio ora la legge, che doveva essere rispettata venisse trasgredita. Ma l’espressione «lascia che i morti seppelliscano i loro morti» non è esagerata? Come si fa a non essere presenti al momento del commiato dal proprio padre? Gesù sta davvero chiedendo al suo interlocutore di rompere un legame così fondamentale? E perché? Se andiamo in profondità, scopriremo che il padre non è solo il padre, ma rappresenta la “cultura d’origine”. Ciascuno di noi non solo nasce nel grembo materno che lo lega affettivamente, ma si struttura poi anche in un mondo simbolico, in una cultura che riceve dalla propria patria, dalla propria terra, dal proprio padre. Quindi seguire Gesù significa riconoscere il potere condizionante della propria cultura, del proprio modo di pensare, ed essere, pertanto, disposti ad aprirsi alla novità di pensiero e di azione che il Figlio dell’uomo dona: il Regno di Dio. Il terzo personaggio sembra disposto a seguire Gesù, ma pone delle condizioni. In lui convivono le mille contraddizioni che non gli permetteranno di fare un passo decisivo verso il futuro. Questi è un uomo dominato o soggiogato dal proprio passato; vuole seguire Gesù, ma al tempo stesso vuole dettare le condizioni del suo impegno. Si mette a disposizione del Maestro, lo vuole seguire, ma nell'attimo stesso in cui lo dice, non vuole più farlo. Non è capace di compiere un esodo verso il futuro: il suo sguardo è rivolto non davanti a sé, ma ancora dietro sé, nella memoria del suo passato. Ora, la chiamata alla sequela di Gesù fa del discepolo un “singolo”: «Che lo voglia o no, deve decidersi, e deve farlo da solo. Non è una scelta propria, quella di voler essere un singolo, ma è Cristo che rende tale colui che chiama. Ognuno è chiamato da solo. Da solo deve seguire [Gesù]. Ma chi è chiamato in quest'ora non trova riparo né nel padre, né nella madre, né nella moglie né nei figli, né nel popolo, né nella storia. Cristo vuol mettere l'uomo nella condizione di solitudine, perché questi deve poter vedere soltanto colui che l'ha chiamato» (Bonhoeffer).
 
Il film “Passioni e desideri” è tratto dal libro Girotondo dello scrittore Arthur Schnitzler. La vicenda è un'amara critica all'impossibilità umana di amare, o meglio alle difficoltà che un amore puro implica per realizzarsi: l'aridità colpisce tutti inevitabilmente, come la morte. Ciascun personaggio è posto di fronte al bivio delle scelte che potrebbe cambiare il corso della propria esistenza, sia in bene che in male. Il regista Meirelles ambienta le vicende, di questi amanti, fra treni, aeroporti affollati, autostrade e strade, da Vienna, a Bratislava, a Parigi, a Londra, agli Stati Uniti, che permettono a tante persone di incontrarsi. Sono interessanti, oltre le connessioni spaziali, anche quelle culturali che le persone stabiliscono, nello svolgersi di questo “girotondo”, e – come dice una di esse – “le cose proibite dalle loro religioni”. Ad ogni personaggio sarà chiesto di avere coraggio cioè  di compiere delle scelte per soddisfare, come dice il titolo italiano, “passioni e desideri”, oppure compiere scelte di autenticità e di verità. Ad ognuno dei protagonisti delle vicende è dato quel momento eroico, quella possibilità inaspettata, in cui finalmente potrebbero spezzarsi la routine, il ciclo delle eterne insoddisfazioni, per realizzare un nuovo inizio esistenziale. Vivere un’esistenza autentica, significa compiere determinati passi verso la libertà. Ma posso sentirmi libero quando sono dominato dai miei sentimenti, dalle mie emozioni, dalle circostanze, quando non sono capace di vivere una piena maturità affettiva? Potrò mai essere libero se mi lascio condizionare dalle mode, dalla cultura del mio tempo? Potrò mai essere libero se continuamente sono ripiegato sul mio passato, rimugino il tempo perduto e per questo non sono capace di “volare” verso il futuro? Il tuo volto quando mai si indurirà? Quando mai prenderò una decisione che saprà rivoluzionare l’oggi in cui vivo?
(DON UMBERTO COCCONI)
 

venerdì 28 giugno 2013

Un parmigiano al Parco dei Principi. Il gruppo sportivo Salvarani in cima al mondo” Presentato oggi il libro di Alessandro Freschi edito da Azzali, alla libreria Mondadori di piazzale Balestrieri (Euro Torri).

(Foto di Enrico Maletti)
(Clicca sulle foto per ingrandirle)




(Testo blu in italiano)
“Un parmigiano al Parco dei Principi. Il gruppo sportivo Salvarani in cima al mondo” Presentato oggi il libro di Alessandro Freschi edito da Azzali alla libreria Mondadori di piazzale Balestrieri (Euro Torri). Con l’autore, ha condotto il pomeriggio il giornalista Simone Carpanini, ospiti Paolo Gandolfi e Mario Salvarani.


(Testo giallo dialetto parmigiano) “Un prarmzàn al Pärch di Prìncip. Al grupp sportiv Salvarani insìmma al mond” Prezentè inco  al lìbbor  di Alessandro Freschi édit da Azzali ala librerìa Mondadori in pjasäl Balestrieri (Euro Torri). Con l’avtor, à prezentè  al dopmezdì al giornalìssta Simone Carpanini, ospit Paolo Gandolfi e Mario Salvarani.
Tgnèmmos vìsst
E.M.
(Nelle foto: Simone Carpanini, Paolo Gandolfi, Alessandro Freschi e Mario Salvarani.)


E’ morto a Bologna Padre Berardo Rossi frate minore Francescano dell’Annunziata. Nel 2008 ha ricevuto il premio Sant Ilario di "Parma Nostra"


(Foto di Marco Maletti al Premio Sant' Ilario 2008 di "Parma Nostra")
(Clicca sulle foto per ingrandirle)



(Testo blu in italiano)
E’ morto a Bologna Padre Berardo Rossi Frate minore Francescano, era nato a Monteciuccoli, frazione di Pavullo nel Frignano, (MO) il 5 agosto del 1922, sacerdote dal 12 agosto 1945, è stato tra i fondatori dell’Antoniano di Bologna, di cui è stato direttore dal 1961 al 2000. Giornalista , scrittore e paroliere,  autore di diverse opere.
Ideatore  dello Zecchino d’oro, spettacolo per bambini, famoso in tutto il mondo e trasmesso dall’Antoniano di Bologna in diretta TV fin dalla prima edizione del 24 settembre 1959. Ha vissuto per molti anni nel Convento dell’Annunziata a Parma, dove è stato postulatore della causa di beatificazione di Padre Lino, e nei parmigiani ha lasciato un bon ricordo della sua figura, a Parma fu anche l’inventore del Cantanatale. Nel 2008 ha ricevuto il Premio Sant' Ilario dell’Associazione Culturale Parma Nostra come giornalista.  


(Testo giallo dialetto parmigiano)                                                              
L’é mort a Bològgna Pädor Berardo Rossi, frè minor Francescan äd l’Anonsjäda e ultom di fondator äd l’Antonian.

L’é mort a Bològgna Pädor Berardo Rossi Frè minor Francescan, l’éra nsù a Monteciuccoli  frasjón  äd Pavul in-t-al Frignan, (MO) al 5 agòsst dal 1922, prét dal 12 agòsst 1945, l’é stè tra i fondator  äd l’Antonian äd  Bològgna, indò l’é stè diretor dal 1961 al 2000. Giornalìssta , scritor e paroliér,  autor äd  parècci opri.

Ideator  dal Zecchino d’oro, spetacol par putén,  famoz in tutt  al mond e trasmìss  da l’Antonian  äd Bològgna in diréta TV fin dala prìmma edisjón  dal 24 setembor 1959. L’à visù  par parècc ani in-t-al  Convént  äd l’Anonsjäd a  Pärma, indò  l’é stè  postulator  ädla cauza äd beatificasjón äd Padre Lino, e in-t-i pramzàn  l’à lasè un bón ricord  ädla so figura, a Pärma l’é stè anca l’inventor  dal Cantanatale.In-t-all 2008 l’à ricevù al Prémi  Sant Iläri äd l’Asociasjón Culturäla Parma Nostra cme giornalìssta.
Tgnèmmos vìsst
E.M.  
Nelle foto alcuni momenti della premiazione a Padre Berardo Rossi del premio Sant'Ilario di Parma Nostra 2008. Nella IV foto i giornalisti premiati nel 2008 Carlo Allodi, Renzo Oddi, presidente di Parma Nostra, Padre Berardo, Matteo Billi e Pino Agnetti.
 

giovedì 27 giugno 2013

Da martedi 2 luglio 2013, le compagnie dialettali cittadine al "PARCO BIZZOZERO". Inizio spettacoli 21,15 ingresso libero.

 
(CLICCA SUL MANIFESTO PER INGRANDIRLO)
 

Ogni martedì sera del mese di luglio alle 21,15 le 4 compagnie dialettali parmigiane con ingresso libero, reciteranno una serie di sketch divertenti in dialetto parmigiano. Questo il calendario e partecipanti: 2/7 Famija Pramzana e la Duchessa; il 9/7 Nuova Corrente e i guitti di Veneri; il 16/7 la Famija Pramzana e i guitti di Veneri; il 23/7 La Duchessa e Nuova Corrente.Partecipate numerosi per una serata in allegria!!!!


mercoledì 26 giugno 2013

Dalla Compagnia "I Burattini dei Ferrari" riceviamo e pubblichiamo.

(FOTO DI ENRICO MALETTI)
La Compagnia I Burattini deiFerrari
è lieta di invitarVi 
al Museo Giordano Ferrari - il castello dei burattini
via Melloni, 3 - Parma
www.castellodeiburattini.it 

Domenica 30 giugno 2013 ore 16.30

" LA FAVOLA DELLE TESTE DI LEGNO”
Storia dell'animazione dalle origini ad oggi in forma teatrale
durata 50 minuti

Vi attendiamo
Daniela & Giordano Ferrari
 
 
 
 

lunedì 24 giugno 2013

I cugini Reggiani non hanno una squadra di calcio da serie A ma hanno una stazione da serie A. Inaugurata l’8 giugno a Reggio Emilia la stazione “ Mediopadana”. E’ la decima città servita da ITALO.

(CLICCA SULLE FOTO PER INGRANDIRLE)
 
(Testo blu in italiano)
La nuova stazione Mediopadana di Reggio Emilia è stata inaugurata ufficialmente l’8 giugno, è la tredicesima struttura del network di Ntv ed è la decima città servita da Italo. Per chi dal centro della pianura Padana, Mantova Modena, Parma, la stessa Reggio Emilia o Cremona deve raggiungere il capoluogo del businnes lombardo, o la capitale è una fermata che semplifica la vita.
A Reggio la stazione è adiacente all’uscita dell’autostrada del sole, la fermata sarà in linea lungo il tracciato ferroviario e questo permetterà una sosta di pochi minuti. Tempi ad alta velocità. Da Reggio Emilia (Mediopadana) a Milano Rogoredo con Italo basteranno 39 minuti di viaggio, (fino a Milano Garibaldi 61 minuti); da Reggio Emilia a Roma Tiburtina 2 ore e 28 minuti e 3 ore e 39 minuti fino a Napoli. A Parma che ha perso il treno Italo, il 22 giugno è stato riaperto parte del piazzale davanti alla stazione.  

 
(Testo giallo dialetto parmigiano)
I cuzén  Arzàn i ‘n gh’àn mìga ‘na scuädra äd calcio da serie A mo i gh’àn  ‘na stasjón da serie A. Inauguräda l’8 äd zuggn a Rèzz Emilja la stasjón “ Mediopadana”. L’é la decima citè sarvida da ITALO.
 
La nóva stasjón Mediopadana  äd Rèzz Emilja l’é städa inauguräda uficialmént  l’8 äd zuggn, l’é la tredicézima  strutura dal network di Ntv e l’é la dècima citè sarvida da Italo. Par còjj che  dal céntor ädla pianura Padana, Màntva,  Mòdna, Pärma, la stésa Rèzz  o Cremón’na i gh’àn d’andär  in-t-al  capoluógh dal businnes lombärd,  o  ala capitäla,  l’é ‘na  fermäda  ch’ l’à semplifica la vìtta.
A Rèzz la stasjón  l’é azvén  a l’usida äd l’avtosträda dal sol,  la fermäda la srà in linea lóngh  al parcórs  feroviäri e còsste chì al parmetarà  ‘na sosta  äd poch minud. Témp  a älta velocitè. Da Rèzz  (Mediopadana) a Milàn Rogoredo con Italo bastarà 39 minud  äd vjaz, (fin a Milàn Garibäldi 61 minud); da Reggio  a Ròmma Tiburtina 2 ori e 28 minud  e 3 ori e 39 minud  fin a Napoli.
A Pärma ch’l ‘à  pèrs  al treno Italo, al 22 äd zuggn è stè riapèrt  ‘na pärta dal pjasäl davanti ala stasjón.
(Tgnèmmos vìsst).

E.M.
(Le foto della stazione di Reggio Emilia sono di www.parmaitaly.com  .Le foto del cantiere di piazzale Dalla Chiesa a Parma sono di Cristina Cabassa.)

Giovedi 27 giugno ore 21 al teatro di San Pancrazio. La compagnia Nuova Corrente: Il dialetto per beneficenza. Il ricavato devoluto in aiuto ad animali bisognosi del nostro territorio.Sarà presente "BRICIOLA"

 
Ciao a tutti, sono Briciola di "Parmaindialetto" giovedì 27 ore 21, dopo il caffè ci sarò  anch' io per aiutare i miei amici.
 
 
Ciao a tutt, a son Briciola 'd "Parmaindialetto" giovedì 27 a nov or 'd sira, dopo al cafè a gh'sarò anca mì par jutär i mé amigh.
(Tgnèmmos vìsst)
 
(Clicca sulla locandina per ingrandirla)
 
 


Sabato 29 giugno dalle 19,00 alle 23,45 in via delle Gaggie Alberi, 3° edizione del torneo Francesco Saponara. Sarà ricordato anche il giornalista Pino Colombi.




(Testo blu i italiano)
La Famìja Albarese e la Parrocchia di Alberi organizzano la 3° edizione del trofeo Francesco Saponara, il giornalista, amico di "Parmaindialetto", scomparso nel 2011 all'età di 37 anni. Nel triangolare di calcio a 7 si affronteranno Amici di Alberi, Giornalisti e Politici. (Per giocare contattare info@matteobilli.it  ) Arbitra Stefano de Matteis  . Prima dell'inizio della partita sarà ricordato Pino Colombi, giornalista, che nelle prime due edizioni del Memorial, è stato il Mister della squadra dei giornalisti.  Durante la serata sarà attivato un servizio di cucina.
(Il testo in italiano è di Matteo Billi)



(Testo giallo dialetto parmigiano)
La Famìja Albaréz e la Paròchia d’ j Älbor j organìzzon la 3° edisjón dal trofeo Francesco Saponara, al giornalìssta, amìgh bombén äd "Parmaindialetto", mort in-t-al 2011 a l'etè äd 37 ani. In-t-al triangolär äd calcio a 7 a zugarà j Amìgh ädj Älbor, Giornalìssta e Polìttich. (Par zugär contatär info@matteobilli.it  ) arbitro Stefano de Matteis. Prìmma äd l'inìssi ädla partìda a srà ricordè Pino Colombi, giornalìssta, che in-t-il prìmmi do edisjón dal Memorial, l’é  stè  al Mìsster ädla scuädra di giornalìssta. Durant la seräda  a funsjonarà  un servìssi äd cuzén’na.
(Tgnèmmos vìsst)
E.M.
(Nelle foto: 1) Francesco Saponara, 2) foto di gruppo delle squadre del Memorial Saponara 2012. 3) Il giornalista Pino Colombi scomparso nel 2012 che verrà ricordato all'inizio della partita.
 

domenica 23 giugno 2013

Nuova scossa di terremoto a Minucciano (LU) alle 17,01 magnitudo 4.4 avvertita anche a Parma




Alle 17, 01 una nuova scossa di terremoto del 4.4 scala Richter è stata avvertita nella zona di Minucciano Lucca epicentro della prima scossa del 5.2 che sta sconvolgendo la zona della Garfagnana e Lunigiana. La scossa delle 17,01 stata avvertita anche a Parma nei pani bassi. La profondità è di 9,5 km. Un'altra scossa magnitudo 3.8 era stata avvertita alle 15,13 profondità 9,7 km a Ugliancaldo in provincia di Massa

(Tgnèmmos vìsst)
(Sperèmma al bén)

Dal 3 al 31 luglio, anche quest'anno, la rassegna Parmafotografica Aquila-Longhi. "In viaggio con la macchina fotografica"


Il 3 di luglio prende il via ,anche per quest'anno, la rassegna che Parmafotografica Aquila-Longhi organizza presso l'istituzioni biblioteca civica di Parma in Vicolo S. Maria 1. L'ingresso è libero. Quest'anno nel nostro 25° abbiamo voluto... iniziare con Luca Pastorino che é stato uno dei soci fondatori di Parmafotografica.la seconda serata Oreste e Odetta Ferretti grandi viaggiatori e soci del circolo hanno ottenuto diversi riconoscimenti sia come video che come immagini fotografiche.la terza serata sarà dedicata alla fotografia in 3D vi saranno consegnati occhiali per poter vedere queste immagini,uno spettacolo nello spettacolo.4 serata un altro grande autore Poccetti Gaetano da Cortona,e per concludere in bellezza il 31 luglio vedrà la natura prendere il soppravento infatti Simone Ravara di Cremona e il gruppo ParmaNatura proietteranno e avranno in mostra immagini dela natura che ci circonda.

(CLICCA SULLA LOCANDINA PER INGRANDIRLA)

Il Vangelo della dominica. Commento di don Umberto Cocconi.


Pubblicato da Don Umberto Cocconi   il giorno domenica 23 giugno 2013 alle ore  6,58
Un giorno Gesù si trovava in un luogo solitario a pregare. I discepoli erano con lui ed egli pose loro questa domanda: «Le folle, chi dicono che io sia?». Essi risposero: «Giovanni il Battista; altri dicono Elìa; altri uno degli antichi profeti che è risorto». Allora domandò loro: «Ma voi, chi dite che io sia?». Pietro rispose: «Il Cristo di Dio». Egli ordinò loro severamente di non riferirlo ad alcuno. «Il Figlio dell'uomo – disse – deve soffrire molto, essere rifiutato dagli anziani, dai capi dei sacerdoti e dagli scribi, venire ucciso e risorgere il terzo giorno». Poi, a tutti, diceva: «Se qualcuno vuole venire dietro a me, rinneghi se stesso, prenda la sua croce ogni giorno e mi segua. Chi vuole salvare la propria vita, la perderà, ma chi perderà la propria vita per causa mia, la salverà». (Vangelo secondo Luca)
Anche Gesù sembra non sfuggire alla logica del “che cosa pensa la gente di me?”. E’ un sondaggio d’opinione quello che sta facendo con i suoi discepoli? Forse, più semplicemente, Gesù desidera avere il polso della situazione, sapere l’impatto del suo ministero tra la folla, una sorta di feedback, come diciamo oggi, su come viene visto dagli altri. I discepoli riportano, allora, le immagini, le rappresentazioni che la gente si è fatta di Lui. Alcuni lo paragonano a Giovanni il Battista, forse per l’invito alla conversione; altri al profeta Elia, per le sue parole di fuoco che sembrano davvero annunciare l’era messianica; altri poi ancora lo considerano più in generale un profeta, un Isaia o Geremia redivivo. Nell’opinione pubblica si è dunque fatta strada l’idea che Gesù sia un profeta, un uomo di Dio. E se ponessimo alla gente del XXI secolo la domanda su chi sia Gesù, che risposte avremmo? «Dopo Gesù – scriveva la poetessa Alda Merini – qualcuno ha imparato a guardarsi negli occhi, a porsi delle domande, a vedere che l’altro non era solo una merce». Forse ieri come oggi non abbiamo colto l’unicità di Gesù, non abbiamo compreso chi sia veramente. Neppure Pietro, quando in prima persona risponderà: «Tu sei il Cristo, il Figlio di Dio», riesce realmente a comprendere il modo in cui Gesù vive e vivrà la sua messianicità.
Per Pietro affermare che Gesù è il Cristo di Dio vuol dire riconoscere la sua potenza, la sua grandezza, la sua gloria. Invece Gesù vivrà il suo essere “il Cristo di Dio” come “un povero Cristo”, nella debolezza, nel nascondimento, nel rifiuto, nello scandalo della croce. Nell’evento della croce «si manifesta l’èros di Dio per noi. Eros è infatti quella forza che non permette all’amante di rimanere in se stesso, ma lo spinge ad unirsi all’amato. Quale più folle èros di quello che ha portato il Figlio di Dio ad unirsi a noi fino al punto di soffrire come proprie le conseguenze dei nostri delitti?» (Benedetto XVI). 
Non finisce di stupirci questo Gesù che ancora una volta ci lascia liberi e ha il coraggio di dirci una verità scomoda, non allettante, non catturante, ma ardua, quasi assurda, una vera sfida al buon senso. «Se qualcuno vuole venire dietro a me…». Ci sarà mai qualcuno che vorrà andare dietro a Gesù, a queste condizioni sostanzialmente così dure? Ma soprattutto, che cosa vuol dirci Gesù con questo linguaggio paradossale? Che significa “rinnegare se stessi”? E prima ancora, perché rinnegare se stessi? Nietzsche a questo riguardo afferma: «Avete percorso il cammino dal verme all'uomo, e molto in voi ha ancora del verme. In passato foste scimmie, e ancor oggi l'uomo è più scimmia di qualsiasi scimmia. Voglio forse che diventiate uno spettro o una pianta? Ecco, io vi insegno il superuomo! Il superuomo è il senso della terra. Dica la vostra volontà: sia il superuomo il senso della terra!
Vi scongiuro fratelli, rimanete fedeli alla terra e non credete a quelli che vi parlano di sovraterrene speranze! Lo sappiano o no: costoro esercitano il veneficio». Non c’è dubbio che l’obiettivo principale della polemica di Nietzsche siano Gesù e il cristianesimo. Rinnegare se stessi allora, stando alle provocazioni del filosofo tedesco, sarebbe un’operazione autolesionista e rinunciataria. E se invece fosse il colpo di audacia più intelligente che possiamo realizzare nella vita? Gesù non ci chiede di rinnegare “ciò che siamo”, ma ciò che “siamo diventati”. “Rinnegare se stessi” non è dunque un’operazione per la morte, ma per la vita, per la bellezza e per la gioia. Ad esempio, non si è capaci di dire di “sì” all’altro, a partire dal proprio coniuge, se non si è capaci di dire dei “no” a se stessi. Lo stesso Umberto Galimberti parla a questo riguardo del fatto che l'amore per un'altra persona, se è vero amore, significa espropriazione della propria soggettività. L’amore non può essere ciò che passa attraverso la strumentalizzazione dell'altro, ma deve essere un'incondizionata consegna di sé all'alterità che incrina la nostra vanagloria, per aprirci a ciò che noi ancora non siamo. L'essenza dell'esistenza umana si trova soprattutto nel proprio autotrascendimento, ma in un senso diverso dal superuomo prefigurato da Nietzsche.
Essere persona vuol dire essere sempre rivolti verso qualcosa o verso qualcuno, un oltrepassare se stessi per raggiungere chi ci sta di fronte. Dio ci sradica da noi stessi in vista di un futuro che va ben oltre noi stessi: l’infinito. Questo tema è costante e attraversa tutta la storia della salvezza, da Abramo che lascia la terra di Ur, ai patriarchi, all'esodo nel deserto e alle alleanze fatte da Dio con il suo popolo. Dio ci sradica e ci attrae verso un nuovo futuro, un futuro sconosciuto, che passa attraverso l'insicurezza della vita e l'accettazione della povertà come il luogo più adatto per giungere verso un “nuovo cielo e una nuova terra”. Uscire da se stessi è proprio la spiritualità dell'Esodo. Afferma Benedetto XVI che l'amore tra le persone è un «esodo permanente dall'io chiuso in se stesso verso la sua liberazione nel dono di sé, e proprio così verso il ritrovamento di sé, anzi verso la scoperta di Dio». Il Dio cristiano è un Dio paradossale e scandaloso che si fa uomo e con questo compie la suprema fra le rinunzie, quella alla propria divinità. Gesù Cristo, il Verbo Incarnato, non soltanto è il “Dio con noi” e “l’uomo per Dio”, ma è “l’uomo per gli altri uomini”, ed egli, in questo archetipo “essere-per”, svela anche l’”essenza” e l’”umanità” di noi stessi. E noi? Siamo all’altezza di questa fascinazione e delle responsabilità che la fede cristiana, incarnata in una testimonianza, comporta nella storia? E’ necessaria una teologia che non tenti di rendere Gesù simile alla Chiesa, ma che renda la Chiesa simile a Gesù. DON UMBERTO COCCONI.