Estratto di un minuto del doppiaggio in dialetto parmigiano, realizzato nell'estate del 1996, tratto dal film "Ombre rosse" (1939) di John Ford. La voce di Ringo (John Wayne) è di Enrico Maletti


Con la qualità non si scherza. Parola di Enrico Maletti

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Tgnèmmos vìsst
Al salùt pramzàn äd parmaindialetto.blogspot.com

“Parmaindialetto” è nato il 31 luglio del 2004. Quest’anno compie 13 anni

“Parmaindialetto” l’é nasù al 31 lùjj dal 2004. St’an’ al compìssa 13 an’

Per comunicare con "Parmaindialetto" e-mail parmaindialetto@gmail.com

L’ UNICA SEDE DI “Parmaindialetto” SI TROVA A PARMA “PÄRMA”.







lunedì 29 luglio 2013

I 5 giovedi di Agosto rassegna estiva di teatro dialettale alla "PERGOLA" della Corale Verdi vicolo Asdente Parma.

 
 
(Testo blu in italiano)
I giovedì di agosto con il dialetto. Appuntamento estivo alla "PERGOLA" della Corale Verdi. Quattro compagnie dialettali di Parma presentano cinque serate. Quattro commedie e la serata finale delle compagnie con divertenti scenette e barzellette. Il tutto rigorosamente in dialetto parmigiano.
 
(Testo giallo dialetto parmigiano)
I giovedì d’ agòsst cól djalètt. Apontamént estiv ala "PERGOLA" ädla Coräla Verdi. Cuàtor compagnij djaletäli äd Pärma i prezénton sìnch serädi. Cuàtor comédij e la seräda finäla il compagnij con dil senètti e barzelètti. Al tutt rigorozamént in djalètt pramzàn.
(Tgnèmmos vìsst)
En. Ma.
 
(CLICCA SULLE LOCANDINE PER INGRANDIRLE)
 
 

domenica 28 luglio 2013

E’ morto a Ravenna all’età di 99 anni il Cardinale Ersilio Tonini. Dal 53 al 68 fu Parroco della Parrocchia di San Vitale a Salsomaggiore.

 
 
 
(Testo blu in italiano)
E’ morto all’età di 99 anni questa notte alle 2 presso l’Opera Santa Teresa di Ravenna il Cardinale Ersilio Tonini. Nato il 20 luglio 1914 a San Giorgio Piacentino, è entrato in Seminario a soli 11 anni, il 18 aprile del 1937 è stato ordinato Presbitero per la diocesi di Piacenza. E’ stato Parroco della chiesa di San Vitale a Salsomaggiore Terme dal  1953 al 1968, periodo in cui la cittadina termale era divisa tra le Diocesi di Piacenza e Fidenza. Dopo Salsomaggiore, nel 1969, è stato nominato dal Papa Paolo VI  Vescovo di Macerata. Il 22 Novembre 1975 fù nominato arcivescovo di Ravenna e Cervia. Dal 30 aprile 2012, dalla della morte del Cardinale Paul Augustin Mayer, era il più anziano Cardinale vivente.

(Testo giallo dialetto parmigiano)
L’è mort a Ravenna  a 99 ani al Cardinäl Ersilio Tonini. Dal 19353 al 1968 l’é stè Pàroch  ädla Paròchia äd San Vidäl a Selsmagiór.

L’é mort a  99 ani stà nota   a 2 or a  l’Opra Santa Teresa äd Ravenna al Cardinäl Ersilio Tonini. Nasù al 20 lujj 1914 a San Giorgio Pjäzintén, l’é entrè in Seminäri a sol 11 ani, al 18 avril dal 1937 l’é stè ordinè Presbitero par la diocezi äd Pjäzénsa. L’é stè Paroch  ädla céza äd  San Vidäl a Selsmagiór  Terme dal  1953 al 1968, cuand   la sitadén’na  termäla  l’éra diviza tra il Diocezi äd Pjäzénsa e Fidénsa. Dopa Selsmagiór, in-t-al  1969, l’é stè nominè dal Päpa Pavol  VI  Vèsscov  äd Macerata. Al 22 Novémbor  1975 l’é stè nominè arcivèsscov  äd  Ravenna e Cervia. Dal 30 avril 2012, dala  morte dal Cardinäl Paul Augustin Mayer, l’éra al pù véc’ Cardinäl al mond.
(Tgnèmmos vìsst)
En. Ma.

sabato 27 luglio 2013

Il Vangelo della domenica. Commento di don Umberto Cocconi.

 


Pubblicato da Don Umberto Cocconi  il giorno sabato 27 luglio 2013 alle ore  15,14

Gesù disse «Se uno di voi ha un amico e a mezzanotte va da lui a dirgli: "Amico, prestami tre pani, perché è giunto da me un amico da un viaggio e non ho nulla da offrirgli"; e se quello dall'interno gli risponde: "Non m'importunare, la porta è già chiusa, io e i miei bambini siamo a letto, non posso alzarmi per darti i pani", vi dico che, anche se non si alzerà a darglieli perché è suo amico, almeno per la sua invadenza si alzerà a dargliene quanti gliene occorrono. Ebbene, io vi dico: chiedete e vi sarà dato, cercate e troverete, bussate e vi sarà aperto. Perché chiunque chiede riceve e chi cerca trova e a chi bussa sarà aperto. Se voi dunque, che siete cattivi, sapete dare cose buone ai vostri figli, quanto più il Padre vostro del cielo darà lo Spirito Santo a quelli che glielo chiedono!». (Vangelo secondo Luca)
 
La parabola racconta un piccolo dramma: il dramma di mezzanotte, per l'appunto. E’ il dramma della “catena dell'amicizia”, per molti aspetti il dramma della nostra vita. Nella parabola che Gesù  narra si intrecciano i destini di tre amici: l'amico venuto in visita a un’ora inconsueta, l'amico che sta già riposando con i propri figli e “l'amico importuno” che va a svegliare l’amico dormiente nel cuore della notte, la qual cosa è molto sconveniente. Ma chi è questo “maleducato”? E’ il vero protagonista della storia che è messo alle strette due volte: una prima volta quando deve affrontare il disagio di trovarsi senza niente, neppure tre pani, per nutrire l'amico venuto da lontano e che forse non vedeva chissà da quanto tempo. Come poteva non offrirgli niente e lasciarlo andare a dormire a stomaco vuoto? Il secondo grave imbarazzo è quello di dover svegliare un altro amico, che, vista l’ora tarda (mezzanotte) è già a letto con la sua famiglia. Nelle abitazioni, dell’epoca di Gesù, si dormiva per terra sulle stuoie, e si occupava il pavimento dell’ambiente di ingresso, che fungeva normalmente anche da camera da letto. “L’amico importuno” sa bene che ci sono dei  bimbi già addormentati, che di certo potrebbero svegliarsi e piangere; eppure rischia, bussa e bussa più volte alla porta, per farsi sentire, pur sapendo che agli occhi del suo amico diventa sfacciato, impertinente e insopportabile. Con quale “faccia tosta” può azzardare questa richiesta notturna?
 
 Evidentemente, lo fa perché crede nella bontà e disponibilità dell’amico padre di famiglia, ed è sicuro di ottenere quanto gli necessita. È un “amico importuno” certamente, ma sempre uno che conosce il significato dell’amicizia: «non è per sé che fa tutto quel chiasso, ma per l'amico affamato che attende. La sua è l'importunità dell'amore che non si rassegna al vuoto» (Cornelio Fabbro). L'amico alla fine cederà e gli darà i pani richiesti, se non altro per la sua ostinata insistenza. Immaginiamo che “l’amico importuno” sia chi bussa alle porte delle nostre comunità cristiane, direttamente o indirettamente, chiedendoci il pane della Parola di Dio o il pane della fraternità. Egli è colui che, bussando imprevedibilmente, mette a prova, sia i singoli sia l’intera comunità, e insidia le nostre rigide barriere, le nostre difese, le nostre chiusure, le nostre sicurezze e anche le nostre tradizioni. Quell'"amico importuno" è però colui che può cambiare la Chiesa e renderla più aperta al mondo, più capace di ascoltare la voce dello Spirito che soffia dove vuole. Quella dell'"amico importuno" costituisce pertanto un'immagine pregnante del rapporto tra la Chiesa e il mondo dei giorni nostri. Lasciarsi "importunare" dalle ragioni degli altri indica un segno radicale e altrettanto forte della novità, secondo lo stile di annuncio del vangelo.
 
La Chiesa è chiamata a deporre paludamenti, difese, abitudini oltre che a mostrarsi meno assoluta, rigida, ripetitiva e “sclerotizzata”. Nella vita della Chiesa oggi l’importuno è colui che tenta un approccio creativo, meno preoccupato dell’esteriorità e del formalismo. Se un gruppo o una comunità non si lasciasse scomodare “dall’amico importuno”, se preferisse la propria ordinata organizzazione dei tempi e degli spazi, all’apertura generosa dell’altro, terrebbe il comportamento opposto a quello che Gesù attribuisce al personaggio. Una comunità, un movimento, un gruppo che magari tenta una qualche forma di accoglienza dell’altro, ma non cerca di vedere, sentire e cogliere le cose come lui le vede, è ancora l’amico che non ti apre la porta. Una Chiesa quindi che non sia disponibile a lasciarsi disturbare e perfino a lasciarsi mettere in questione dall’urgenza della carità e della comunione, a qualunque ora del giorno e della notte, non è la Chiesa di Cristo. Non c’è altro modo per fare della comunità ecclesiale un’icona vivente del Padre che dà lo Spirito, sorgente di quella vita e di quella gioia, che solo da Lui provengono. L'amico ritenuto  di primo acchito "importuno", diventa paradossalmente il nostro compagno di viaggio, colui che ci conforta, ci guida e ci sostiene. Siamo disposti ad accogliere l'"amico importuno", come una benedizione o a considerarlo una sorta di guastafeste?
 
 Con questa parabola, Gesù ci esorta a diventare “amici importuni” presso il Padre celeste e a nutrire nei Suoi confronti una fiducia illimitata. Il compito del credente è “stancare Dio”, prenderlo per sfinimento, colpirlo più volte ai fianchi con i nostri appelli. Lui stesso ci chiede di non stancarci nel chiedere, ma soprattutto di chiedere osando, di chiedere “l’impossibile”: lo Spirito Santo. E’ Gesù stesso a darci la chiave di lettura della parabola, con le parole: «Chiedete e vi sarà dato, cercate e troverete, bussate e vi sarà aperto». Anche se Dio conosce tutto ciò di cui abbiamo bisogno «vuole essere importunato dalle nostre preghiere perché cresca la nostra fede nella sua paternità e amicizia. Dio vuole che ci rendiamo conto che tutto viene da lui e quando ci sembra di non essere esauditi, la preghiera ci aiuta a credere nel piano di Dio per noi che supera le nostre umane vedute, e a sentire la sua presenza accanto a noi nella vita» (Carlo Maria Martini).
 
 Chiedere instancabilmente l’effusione dello Spirito significa decentrarsi da ciò che vogliamo costruire noi, a partire dagli idoli che ci siamo fabbricati (l’idolatria del fare e dell’efficienza), per passare da una dimensione puramente religiosa, a una dimensione di fede, che è accoglienza di ciò che fa Dio per noi, col suo dono d’Amore. Fede è credere: ma credere è fidarsi di un Dio fedele! In ebraico, fede si traduce con hemmunà“fiducia/fedeltà che a sua volta deriva dal verbo Aman: essere solido, stabile, sicuro. Ecco da dove viene la parolaAmen, che tanto spesso ripetiamo nella liturgia, e che  vuol dire: è vero, certo, è così, Tu o Dio sei fedele e io mi fido di te! Crediamo che Dio manterrà la promessa di darci lo Spirito Santo, che è Amore. Se siamo insistenti nella nostra richiesta non è per mancanza di fiducia, ma per rammentare sempre che l’amore, con le opere che ne conseguono, è prima di tutto effuso da Dio e non un nostro oggetto di conquista.
(DON UMBERTO COCCONI)
 

venerdì 26 luglio 2013

Il "Pesto di Prà". Negativi i primi esami sul botulino.




(Testo blu in Italiano)
Hanno dato esito negativo i primi esami sul botulino nel “Pesto di Prà", da (il Secolo XIX) di oggi, e aggiungiamo noi è un prodotto  eccellente!  Il “Pesto di Prà”  è venduto in parecchie catene di supermercati anche di Parma. Acquistatelo perché la campagna  stampa con informazioni errate può causare gravissimi danni economici ad una azienda artigianale che lavora un prodotto  ad altissima qualità.  Il controllo tempestivo, grazie anche all’azienda produttrice e alla prontezza delle autorità sanitarie dell’ Asl 3 Genovese, ha dato risultato negativo  del pericolo botulino, nell’ormai noto lotto 13G03 con scadenza 9 agosto 2013.

(Testo giallo dialetto parmigiano)
J àn dè ézit negatìv i prìmm ezam sul botulino in-t-al  “Pést  äd “Pra”, da (il Secolo XIX)  d’ incó,  e zontèmma  nojätor  l’é un prodòtt  ecelént!  Al “Pést  äd Prà”  l’é vendù in parècci cadén’ni  äd supermarchè  anca a Pärma. Bizòggna comprärol parché la campagna  stampa con informasjón zbaljädi la pól cauzär di  dan econòmich bombén a ‘na azjénda artigianäla ch’ la  lavora un prodòtt  d’altìssima cualitè.
 Al control tempestìv, gràsja anca a l’aziénda produtrice  e ala prontèssa  djli autoritè  sanitäri  äd l’ Asl 3 Genvéz, l’à dè  rizultät negativ  dal perìccol botulino, in-t-l’ormäi consù  lot 13G03 con scadénsa 9 agòsst 2013.
(Tgnèmmos vìsst)
En. Ma.

giovedì 25 luglio 2013

Venerdi 26 luglio 2013 seconda serata di BorgoSound Festival 2013. evento compreso nella più ampia programmazione estiva di R’Estate nei Borghi. Iniziativa organizzata dall’associazione I Nostri Borghi di Parma.

 
 
Seconda serata di "BorgoSound Festival" 2013.
Sono previste quattro serate eliminatorie, rispettivamente venerdì 19-26 luglio, 1-9 agosto, con la finalissima del 23 settembre, sempre in piazzale Salvo D'Acquisto, o in caso di pioggia, nell'auditorium Toscanini di via Cuneo. L'organizzazione è dell'Associazione "I Nostri Borghi" con il patrocinio del Comune di Parma.
 
 
 
 

mercoledì 24 luglio 2013

PARMA - RIO...Sabato 27 luglio 2013 parrocchia di Alberi dalle 21,30 diretta con RIO.


Se non sei potuto andare a Rio ...se vuoi vivere la Veglia in diretta con i giovani di Parma a Rio....allora non puoi proprio mancare! E' gradita una reale conferma della presenza per poterci permettere di organizzare i posti e soprattutto la colazione per tutti... GRAZIE

 
 
 

A Felice Gimondi e Vittorio Adorni la terza edizione del Premio Compiano sport, domenica 25 agosto.



(Testo blu in Italiano)
Il 25 agosto sarà assegnato il Premio Compiano sport ideato dal Comune di Compiano in collaborazione con il giornalista sportivo Beppe Conti,  giunto alla terza edizione.
Dopo Francesco Moser e Giuseppe Saronni , premiati nella prima edizione del  2011 e nel 2012 il calciatore Paolo Rossi , questa edizione vedrà come premiati  gli ex ciclisti Vittorio Adorni  e Felice Gimondi , campioni  del mondo nel 1968 e nel 1973, Adorni oltre ad essere stato compagno di squadra di Gimondi alla Salvarani è stato anche il direttore sportivo di Gimondi nell’anno della sua vittoria a campione del mondo  a Barcellona, battendo il belga Eddy Merchx  soprannominato il “Cannibale” per la sua voglia di vincere sempre e di non lasciare nulla agli avversari.  Domenica 25 agosto non sarà solo una giornata dedicata ai due personaggi campioni sportivi del passato ma si ricorderà la città di Parma degli anni 60/70 che era stata definita la capitale Italiana del ciclismo con le squadre Salvarani, Scic e Salamini Luxor, dove oltre ad Adorni e Gimondi,  saranno presenti i loro compagni di squadra Parmensi Luciano Armani, Emilio Casalini e Ercole Gualazzini.
Anche quest’anno verrà premiato il miglior libro sportivo che verrà scelto da una giuria di esperti  fra cinque libri proposti. Questi i cinque libri scelti per l’edizione 2013. “Magni il terzo uomo”  di Auro Bulbarelli (Rai Eri),  “Quando il Basket era il Jordan  (libreria dello sport), “Il Toro non può perdere”, di Eraldo Pecci “Rizzoli”, “Monzon il professionista della violenza”, di Riccardo Romani e Dario Torromeo (Abdolutely  free),  “Un Parmigiano al Parco dei Principi” del parmigiano Alessandro Freschi “Azzali Editori”.      

(Testo giallo dialetto parmigiano)
A Felice Gimondi e Vittorio Adorni la tèrsa edisjón dal Prémi Compiàn sport, domenica 25 agòsst.

Al 25 agòsst  agh’ sarà  al Prémi Compiàn sport ideè dal Cmón  äd Compiàn in colaborasjón con al giornalìssta sportiv Beppe Conti,  rivè ala tèrsa edisjón.  Dopa Francesco Moser e Giuseppe Saronni , premiè in-t-la  prìmma edisjón dal  2011 e in-t-al 2012 al zugdór da balón Paolo Rossi.
Ch’ l’ edisjón chì la vedrà cme premiè  j ex cicliìsta Vittorio Adorni  e Felice Gimondi , campjón  dal mond dal 1968 e dal 1973, Adorni oltra  ésor  stè compagn  äd scuädra äd Gimondi ala Salvarani l’é stè anca al diretor sportiv  äd Gimondi in-t-l’ an’  ädla sò vitorja a campjón  dal mond a Barcellona, ch’ l’à batù  al bèlga Eddy Merchx  ch’ j al ciamävon con al stranòm  al  “Cannibale” par la sò vója  äd  vénsor  sémpor  e  a ‘n lasär mäj  njénta   ai sò aversäri.  Domenica 25 agòsst  la ‘n srà mìga  sol ‘na giornäda dedicäda ai du parsonagg’  campjón sportivi dal pasè mo  a s’ arcordarà la citè  äd Pärma ädj ani 60/70 ch’ l’ éra städa  definida  la capitäla Italjàna dal ciclizom con il  scuädri  Salvarani,
Scic e Salamini Luxor, indò oltra ad Adorni e Gimondi,  a srà  prezént i sò compagn  äd  scuädra i Parméns  Luciano Armani, Emilio Casalini e Ercole Gualazzini. Anca  s’t’  an’ a srà  premiè  al pu bél  libbor  sportiv  ch’al  srà sarnì da ‘na  giuria d’ espèrt  fra sincov lìbbor propost. Còsst  i sincov  lìbbor sarnì par l’edisjón 2013.

“Magni il terzo uomo”  di Auro Bulbarelli (Rai Eri),  “Quando il Basket era il Jordan  (libreria dello sport), “Il Toro non può perdere”, di Eraldo Pecci “Rizzoli”, “Monzon il professionista della violenza”, di Riccardo Romani e Dario Torromeo (Abdolutely  free),  “Un Parmigiano al Parco dei Principi” dal pramzàn  Alessandro Freschi “Azzali Editori”.
(Tgnèmmos vìsst)
En. Ma.    

 Nelle foto: 1) Vittorio Adorni, 2) Felice Gimondi, 3) Vittorio Adorni con la maglia della Salvarani colore bianco perciò nel 1964, 4) Felice Gimondi con la maglia rosa del giro d'Italia vinto nel 1976, 5) I 4 parmigiani Adorni, Casalini, Armani e Gualazzini, i primi 3 con la maglia Salamini Luxor 1967, Gualazzini con maglia Salvarani, 6) Ercole Gualazzini, 7) Luciano Armani, 8) Emilio Casalini.
 

martedì 23 luglio 2013

Giovedi 25 luglio ore 21,30 al Circolo Inzani a Moletolo. Una serata Parmigiana.

 
 
 

Prezzi della benzina a Livigno e a Parma. Differenza luglio 2012, luglio 2013. "E AVANTI ACSI'"


Luglio 2012 prezzo della benzina a Livigno
 (CLICCA SULLE FOTO PER INGRANDIRLE)
 
Luglio 2013 prezzo della benzina a Livigno nello stesso distributore del 2012 
 

PREZZO DELLA BENZINA A LIVIGNO NEL 2012 E NELLO STESSO DISTRIBUTORE UN ANNO DOPO LUGLIO 2013. LA BENZINA VERDE ANNO 2012 € 1,147, NEL 2013, 1,161. A PARMA LUGLIO 2012 € 1,647, LUGLIO 2013 € 1,780. DIFFERENZA PARMA LIVIGNO DAL 2012 0,50 AL LITRO, NEL 2013 LA DIFFERENZA PARMA LIVIGNO E' DI € 0,619. PER CHI SE LO RICORDA, IN VECCHIE LIRE LA DIFFERENZA E' DI £ 1198 AL LITRO.

" E AVANTI ACSI'

" Tgnèmmos vìsst.
En. Ma.

domenica 21 luglio 2013

Il Vangelo della domenica. Commento di don Umberto Cocconi.





Pubblicato da Don Umberto Cocconi  il giorno domenica 21 luglio 2013 alle ore  15,29

Mentre erano in cammino, Gesù entrò in un villaggio e una donna, di nome Marta, lo ospitò. Ella aveva una sorella, di nome Maria, la quale, seduta ai piedi del Signore, ascoltava la sua parola. Marta invece era distolta per i molti servizi. Allora si fece avanti e disse: «Signore, non t'importa nulla che mia sorella mi abbia lasciata sola a servire? Dille dunque che mi aiuti». Ma il Signore le rispose: «Marta, Marta, tu ti affanni e ti agiti per molte cose, ma di una cosa sola c'è bisogno. Maria ha scelto la parte migliore, che non le sarà tolta». (Vangelo secondo Luca)
 
Due donne, Marta e Maria, accolgono Gesù: chi nella casa, chi nell’intimità ma verso questo illustre ospite i loro atteggiamenti sono completamenti diversi. Di fronte a Gesù le due sorelle, infatti, entrano in conflitto, perché ambedue vogliono servirlo. Marta è presa da diversi servizi per Gesù, invece Maria rimane “accovacciata” ai piedi del Signore (Kyrios) e ascolta la sua parola. Ha un atteggiamento simile ai giudei quando studiavano la Torah seduti attorno al loro rabbino, per ascoltare e imparare i suoi insegnamenti. Maria quindi come un discepolo, ascolta le parole del Maestro e la conserva nel suo cuore. Ma non ha forse delle ragioni Marta per rimproverare la sorella? In effetti se il lavoro è condiviso, non diventa più leggero e finisce prima? Se Marta è distratta è colpa di Maria che l’ha lasciata sola nelle sue incombenze. Marta è assorbita, tutta presa, affannata dal servizio e ha come unico obiettivo fare le cose per bene e presto (in termini aziendali si potrebbe parlare di aumentare l’efficienza e la produttività). Dall’altra parte c’è, invece, Maria unicamente presa dall’ascolto di Gesù, con un obiettivo diverso da quello di Marta:  desidera accrescere il suo rapporto interpersonale di amicizia con il Maestro. Non vogliamo di certo estremizzare, ma il binomio “Marta-Maria” potrebbe oggi diventare simmetricamente il simbolo, da una parte del lavoro, dell’affanno, del rumore, dello stress, delle mille cose da fare, tutte importanti e necessarie, secondo il nostro punto di vista; l’altro al contrario riguarda la famiglia, l’amicizia, l’amore, il silenzio, la perdita del tempo, l’ozio. In Marta e Maria si contrappongono due mondi e due modi di vita, che in realtà dovrebbero armoniosamente coniugarsi per permettere alla persona di vivere e crescere.
 
Marta rappresenta “le tante cose importanti che facciamo per metterci in mostra”, per essere i primi, sempre in concorrenza con gli altri per dimostrare che noi valiamo, che non abbiamo tempo da perdere, con l’obiettivo preminente, se non esclusivo, della massimizzazione del profitto e della produttività. Di qui le caratteristiche di una vita, di un lavoro che ci assorbe sempre più, che sconvolge il “tempo”, il tempo della vita, del passato, del futuro, del “sempre”, quale dono più prezioso della nostra esistenza. Se oggi abbiamo un lavoro esso ci assorbe così tanto che perdiamo di vista ciò che è importante, e rischiamo di perdere gli anni migliori anni della nostra vita. Sempre più, nelle aziende con i nuovi ritmi lavorativi, sono violati quegli  spazi, che prima erano dedicati esclusivamente alla famiglia e ai rapporti personali. Pensate al lavoro che si dilata anche nelle ore serali o notturne, nei giorni festivi o durante le ferie, complice spesso la tecnologia , che “ruba” sicuramente tempo prezioso alla famiglia e ai rapporti sociali. La cultura dominante non aiuta infatti a trovare la giusta mediazione, portata com’è a ribadire l’importanza di quei valori in auge nella nostra società, quali il successo sociale, il potere, la ricchezza materiale. In una parola si tende sempre più ad affermare l’importanza dell’”avere”, in contrapposizione a altri valori inerenti all’essere, quali il rispetto della persona umana, la famiglia, l’amicizia, il donarsi agli altri: quello che viene simboleggiato da Maria. Visto sotto questa luce l’episodio di Marta e Maria non è illuminante? Gesù con le parole: “Maria ha scelto la parte migliore” condanna il nostro essere affaccendati, il nostro essere divisi in mille cose, in diecimila occupazioni.
 
Si è come assorbiti, presi in un vortice di impegni  tali, da sottomettere la nostra vita agli idoli del successo, dell’avere, dell’apparire. La “parte migliore” - il primato - deve essere indirizzato al rapporto personale, all’ambito familiare e infine all’amicizia. Una cosa sola è necessaria - afferma Gesù -  rivolgendosi a Marta: cercare il Regno di Dio. E per trovarlo bisogna lasciare spazio a Dio, così come ha fatto Maria. Essa ha lasciato tutto e si è seduta ai piedi di Gesù per ascoltarlo. Come afferma Sant’Agostino tu sei occupata in molte faccende, mentre Maria lo è in una sola. “Alla molteplicità è superiore l'unità, poiché non è l'unità che deriva dalla molteplicità, ma la molteplicità dall'unità”. Maria è una donna libera, in quanto nessuno ha scelto per lei: l’iniziativa è stata tutta sua. Gesù non dice a Marta di continuare il lavoro, e nemmeno dice a Maria di continuare a stare seduta ai suoi piedi, ma pone l’accento sul valore che ha l’ascolto personale della Parola per ambedue le sorelle. Gesù non condanna Marta, ma le ricorda il rischio di vivere in una continua dispersione. Sant’Agostino commentando l’episodio evangelico di Marta e Maria afferma che “L'una si affaticava, l'altra si riposava; quella dava da mangiare, questa invece si saziava;  Maria infatti era assorta nella dolcezza della parola del Signore.
 
Marta era intenta a ben nutrire il Signore, Maria invece era attenta ad essere ben nutrita dal Signore”. Se da una parte Marta è invitata a superare la sua angoscia per il lavoro e a sedersi accanto a Gesù per ascoltarlo, Maria, dopo aver ascoltato la sua parola, dovrà alzarsi per mettere in pratica la parola, prestando il servizio ai fratelli più piccoli. Perché mai dobbiamo sempre separare Marta da Maria, l’azione dalla contemplazione, la diaconia dalla parola? Tutti noi, uomini e donne, siamo un pò tanto Marta e troppo poco Maria, attivi, tantissimo, contemplativi pochissimo, così poco ascoltatori della Parola. Come afferma Tonino Bello dobbiamo essere dei “contempl-attivi”, con due t, cioè della gente che parte dalla contemplazione e poi lascia sfociare il suo dinamismo, il suo impegno nell'azione. La fede viene consumata “nel perimetro delle nostre chiese e lì dentro siamo anche bravi, ma poi non ci alziamo da tavola, rimaniamo seduti lì. Ci piace il linguaggio delle pantofole, delle vestaglie, del caminetto e presi da tutto ciò non affrontiamo il pericolo della strada. Bisogna uscire nella strada in modo o nell'altro”. Dobbiamo pertanto alzarci da tavola perché il Signore Gesù ci invita ad uscire dal nostro nido e dalla nostra tana, da quell'intimismo, ovattato, dove le percussioni dei mondo giungono attutite dai muri delle nostre case, dove non penetra “l'ordine del giorno che il mondo ci impone”.
(DON UMBERTO COCCONI)

giovedì 18 luglio 2013

Al via il BorgoSound Festival. Iniziativa organizzata dall'associazione I Nostri Borghi, da venerdi 19 luglio in piazzale Salvo d'Acquisto.


Al via il BorgoSound Festival

 
Grande attesa per l'evento musicale dedicato ai giovani alla sua prima edizione.

Domani sera, venerdì 19 luglio, in piazzale Salvo d'Acquisto, il via dell'atteso festival dei giovani, BorgoSound Festival, iniziativa organizzata dall'associazione I Nostri Borghi all'interno del programma R'Estate nei Borghi, con il coordinamento di Roberto Pallini e la direzione artistica di Robi Bonardi.

Sul palco 4 gruppi musicali composti da giovani che si sfideranno nella fase eliminatoria per l'accesso alla finale del 13 settembre prossimo.

Le band musicali della prima serata saranno gli “Heroes and troubles”, “I segreti di Charlotte” , i “Parma Bullets band” e i “Vaporis”.

A valutare le loro performance una giuria artistica composta da giornalisti, musicisti e rappresentanti dello spettacolo.

Sarà espresso anche un voto popolare tra coloro che assisteranno alla serata.

BorgoSound Festival mira al recupero della vitalità dei borghi e all'opportunità offerta ai giovani gruppi emergenti della città di potersi esibire in pubblico in una gara aperta e ricca di stimoli.

La prima edizione di BSF è patrocinata dal comune di Parma, sponsor tecnico il gruppo Iren, con il sostegno di Valenti Sudio Sport Studio Sport, Gesin gruppo Proges, Davoli Music Center, B. di C. di Nicola Gambara e Poliambulatorio Maria Luigia, con la supervisione di Archimmagine di Franco Saccò.

L’inizio del festival è previsto alle ore 21.00, con entrata gratuita.

 

Info:


Tel. 339 232 5595

mercoledì 17 luglio 2013

Dalla Compagnia "I Burattini dei Ferrari" riceviamo e pubblichiamo.

(FOTO DI ENRICO MALETTI)
La Compagnia I Burattini deiFerrari
è lieta di invitarVi 
al Museo Giordano Ferrari - il castello dei burattini
via Melloni, 3 - Parma
www.castellodeiburattini.it 

Domenica 21 luglio 2013 ore 16.30

" LA FAVOLA DELLE TESTE DI LEGNO”
Storia dell'animazione dalle origini ad oggi in forma teatrale
durata 50 minuti

Vi attendiamo
Daniela & Giordano Ferrari
 
 
 

lunedì 15 luglio 2013

Buon compleanno ad Alberto Michelotti. Spegne insieme a "tutt i Pramzàn" 83 candeline.





 La poesia in dialetto parmigiano scritta negli anni 80 da Fausto Bertozzi socio di "Parma Nostra", dedicata ad Alberto Michelotti. La poesia "La Ricéta" è pubblicata sul libro di Claudio Rinaldi "Dirige Michelotti da Parma"

 
La Ricéta

Äd forsa: cme gh'n’ à un mur ädla Nonsjäda;

dal cór: tant molzén cme 'l fuss fat äd pjén;

coràg’: äd còll spontè in-t-na baricäda;

po' un sprición äd s’ciùmma cme gh'à al nòstor vén...

 

 Càta po' su i pu béj äd tutt i fjór

ch’ a gh'é da San Fransèssch ai du Pavlòt,

po' armès’cia, cuàta tutt cme n'alvadór

e 't gh'é l'impast drovè par fär Miclòt.
(Fausto Bertozzi)
 
Voglio pubblicare  alcune foto  con  Alberto Michelotti, che in questi anni abbiamo scattato insieme: vestiti da "ortlàn", in occasione dello spot pubblicitario del vocabolario italiano parmigiano di Guglielmo Capacchi, in occasione di una festa tutta "pramzàna" alla Corale verdi e alcune foto storiche delle lezioni in dialetto parmigiano che abbiamo fatto nelle scuole in questi anni insieme a Maurizio Trapelli (lo Dsèvvod) e Vittorio Campanini.  Da non perdere per il compleanno del grande BERTO il pezzo di Achille Mezzadri pubblicato su www.pramzanblog.com  
 
 
 



 
 

sabato 13 luglio 2013

Il Vangelo della dominica. "L'esempio sempre attuale del samaritano". Commento di don Umberto Cocconi.



Pubblicato da Don Umberto Cocconi   il giorno sabato 13 luglio 2013 alle ore  20,45

«E chi è il mio prossimo?» Gesù rispose: «Un uomo scendeva da Gerusalemme a Gerico, e s'imbatté nei briganti che lo spogliarono, lo ferirono e poi se ne andarono, lasciandolo mezzo morto. Per caso un sacerdote scendeva per quella stessa strada; e lo vide, ma passò oltre dal lato opposto. Così pure un Levita, giunto in quel luogo, lo vide, ma passò oltre dal lato opposto. Ma un samaritano che era in viaggio, passandogli accanto, lo vide e ne ebbe pietà; avvicinatosi, fasciò le sue piaghe, versandovi sopra olio e vino; poi lo mise sulla propria cavalcatura, lo condusse a una locanda e si prese cura di lui. Il giorno dopo, presi due denari, li diede all'oste e gli disse: "Prenditi cura di lui; e tutto ciò che spenderai di più, te lo rimborserò al mio ritorno". Quale di questi tre ti pare essere stato il prossimo di colui che s'imbatté nei ladroni?» Quegli rispose: «Colui che gli usò misericordia». Gesù gli disse: «Va', e fa' anche tu la stessa cosa».
 
Chi è il mio prossimo? Colui che mi è accanto, che incrocio sulla strada della mia vita? Potrebbe essere questa la risposta? Una lettura più attenta della parabola ci farà scoprire che dobbiamo cambiare radicalmente punto di vista e riformulare questa domanda, secondo il cuore di Dio. Che siano i suoi gesti oppure le sue parole, Gesù riesce sempre a sorprenderci, a spiazzarci. Nella vicenda del Samaritano, siamo subito posti davanti a questa ruvida realtà: non sono gli uomini del culto, coloro che dicono sempre “Signore Signore”, a dimostrare misericordia, anzi! Proprio colui che era ritenuto da tutti uno straniero, un eretico, addirittura un senza Dio, è capace di atteggiamenti di misericordia, di cui i “servitori dell’Altissimo” si rivelano incapaci. Proprio il più lontano sa farsi più vicino al sofferente. Gli uomini religiosi vedono e passano oltre; uno straniero, invece, vede e ha compassione del malcapitato. C’è chi vede, ma passa oltre e c’è invece chi vede, si avvicina e si intromette in ciò che è accaduto come se lo riguardasse da vicino. Il samaritano compie cinque gesti “divini”: si fa vicino al sofferente, gli fascia le ferite, se ne fa carico, si prende cura di lui e lo porta nella casa che “tutti accoglie”.
 
E come se non bastasse, mette a disposizione il suo patrimonio. Questi semplici, ma concreti gesti compiuti dal samaritano, scaturiscono dalla sua compassione per quest’uomo ferito e lasciato solo in mezzo alla strada. Per lui è pur sempre un uomo, di fronte al quale non si può passare oltre: ne andrebbe dell’umanità di entrambi! E allora, perché il sacerdote e il levita non si sono fermati, sono passati oltre? Quali saranno mai stati i motivi che avranno spinto questi uomini religiosi a non prendersi cura del povero disgraziato? Certo, avranno avuto paura di contaminarsi, toccando il corpo di quel moribondo? Avrebbero perduto la loro purezza rituale? Oppure avevano cose più importanti da fare? Quest’uomo, incappato nelle mani dei briganti, era stato percosso a sangue e lasciato mezzo morto sul ciglio della strada. Possibile che il sacerdote e il levita non avessero colto la gravità della situazione? Eppure questi non si fermano, ma cambiano addirittura lato della strada e proseguono il loro cammino. Non hanno provato proprio niente per lui? Il loro cuore si rivela un cuore di pietra: forse sono i cultori di divinità che «hanno bocca e non parlano, hanno occhi e non vedono, hanno orecchi e non odono, hanno narici e non odorano. Hanno mani e non palpano, hanno piedi e non camminano; dalla gola non emettono suoni. Sia come loro chi li fabbrica e chiunque in essi confida» (Salmo 115).
 
E invece … Sorpresa! Colui dal quale non ti aspetteresti niente, che ai tuoi occhi è solo ignobile, il diverso, il reietto, è invece colui che si avvicina al malcapitato. Non era tenuto a farlo: poteva nascondersi dietro a mille giustificazioni. Ma è stato più forte di lui: non poteva passare oltre, si è commosso profondamente. Per questo agisce e considera lo sconosciuto come parte del suo mondo di affetti e lo tratta come un membro della sua famiglia. L’evangelista annota che il samaritano era in viaggio: di certo con un impegno importante da assolvere, forse era anche atteso da qualcuno. Eppure si attarda, si ferma e “perde” il suo prezioso tempo per chi non conta niente. Lo sciagurato senza nome, ridotto in fin di vita, diviene caro ai suoi occhi. Il Samaritano (che indubbiamente ha i lineamenti e il cuore di Gesù) si sente chiamato, interpellato in prima persona: per questo risponde senza “se” e senza “ma”, e si attiva per assicurare le migliori cure all’uomo sfigurato dalla violenza e minacciato dalla morte, e lo porta in salvo in una particolare “locanda”.
 
Non sempre la traduzione del vangelo dal greco all’italiano è calzante: la parola albergo o locanda non esprime in tutta la sua valenza ciò che significa la parola pandocheion: alla lettera “la casa che accoglie tutti”. C’è un luogo dove ti puoi sentire accolto: la Chiesa, il popolo di Dio, la comunità dei credenti. Questa dovrebbe essere l’immagine della Chiesa: la casa che tutti accoglie, che si fa prossima, vicina a tutti. La sua ragione di essere è data dal prendersi cura di tutti. Questo è il vero culto gradito a Dio. Prendendosi cura dell’uomo ci si “prende cura” di Dio, perché l’uomo è la carne di Cristo. L’albergatore, il pandocheus, è Dio stesso, e i suoi amici dovrebbero essere coloro che a immagine e somiglianza di Lui, accolgono tutti. Nel suo celebre romanzo “I Miserabili”, Victor Hugo scrisse: «Il vescovo si sedette vicino (a Jean Valjean), gli toccò con dolcezza la mano. “Non avevate bisogno di dirmi chi eravate; questa non è la mia casa, è la casa di Gesù Cristo. Questa porta non chiede a colui che entra se ha un nome, ma se ha una sofferenza. Voi soffrite; avete fame e sete, siate il benvenuto. E non ringraziatemi, non ditemi che vi ospito in casa mia. Qui nessuno è in casa propria, tranne chi ha bisogno di un asilo. Lo dico a voi che passate, siete qui padrone più di me stesso. Qui, tutto è vostro. Che bisogno ho di sapere il vostro nome? D’altronde, prima che me lo diceste, ne avevate uno che conoscevo”. L’uomo spalancò gli occhi stupito. “Davvero? Sapevate come mi chiamo?”. “Sì”, rispose il vescovo: “vi chiamate mio fratello”».
 
Nell’ultima sessione del Vaticano II, Paolo VI fece un intervento memorabile in cui evidenziò che «l’umanesimo laico profano alla fine è apparso nella sua terribile statura e ha in un certo senso sfidato il Concilio. La religione del Dio che si è fatto Uomo s’è incontrata con la religione dell’uomo che si è fatto Dio». Poteva esserci uno scontro, un contrasto insanabile, ma ciò non è avvenuto: «L’antica storia del Samaritano è stata il paradigma della spiritualità del Concilio», disse Papa Montini, e rivolgendosi «agli umanisti moderni – rinunciatari della trascendenza delle cose supreme» – li invitava a riconoscere «il nostro nuovo umanesimo: anche noi, noi più di tutti, siamo i cultori dell’uomo». Se ti fai prossimo all’altro, magari a colui del quale, in genere, neppure ti accorgi (o ti vuoi accorgere), allora sei il pandocheion, sei la casa che tutti accoglie, perciò devono essere le tue mani, le tue braccia, le tue spalle a prenderci cura dell’altro che soffre. Diventi tu stesso la casa che tutti accoglie. Dunque, chi è il mio prossimo? La domanda è mal posta, risponde Gesù! Chiediti piuttosto: a chi ho saputo farmi prossimo, oggi? 
(DON UMBERTO COCCONI)