Estratto di un minuto del doppiaggio in dialetto parmigiano, realizzato nell'estate del 1996, tratto dal film "Ombre rosse" (1939) di John Ford. La voce di Ringo (John Wayne) è di Enrico Maletti


Con la qualità non si scherza. Parola di Enrico Maletti

PARMAINDIALETTO Tv


Tgnèmmos vìsst
Al salùt pramzàn äd parmaindialetto.blogspot.com

“Parmaindialetto” è nato il 31 luglio del 2004. Quest’anno compie 13 anni

“Parmaindialetto” l’é nasù al 31 lùjj dal 2004. St’an’ al compìssa 13 an’

Per comunicare con "Parmaindialetto" e-mail parmaindialetto@gmail.com

L’ UNICA SEDE DI “Parmaindialetto” SI TROVA A PARMA “PÄRMA”.







lunedì 31 agosto 2015

SAPETE COSA VUOL DIRE IN DIALETTO PARMIGIANO ?????


(FOTO DI CRISTINA CABASSA)


Sapete cosa vuol direi n dialetto parmigiano la parola "STRÒLOGH". In Italiano "STRÒLOGH" vuol dire ”ASTROLOGO” .  

Sapete cosa vuol dire in dialetto parmigiano la parola “SINÀLLCO In Italiano la parola “SINÀLLCO” è il tappo a corona. I ragazzi degi anni 40/50/60 nel “SINÀLLCO” inserivano la figura di un ciclista o calciatore coperto da un vetro e si giocava a “SINÀLLCO” con le pinghelle, ovvero spingendo il tappo facendo scattare il dito pollice e il medio. 

Sapete cosa è in dialetto parmigiano il "BJÓLS" o “VACÄR” . In Italiano il "BJÓLS" o “VACÄR” è il “BOVARO”.  

Sapete cosa vuol dire in dialetto parmigiano la parola “INCRICHLÉNT”. In Italiano “INCRICHLÉNT” vuol dire “LERCIO o SUDICIO”, come le zampe dei tacchini... “INCRICHLÉNT CME IL SANFI DI PIT” Grazie agli amici di Facebook e a www.gazzettadiparma.i

Sapete cosa è in dialetto parmigiano un " BARTAVÉL". In Italiano un BARTAVÉL” è una ”LUNGA E CAPACE RETE DA PESCA” Esempio...”RIVÄR DÉNTOR IN-T-AL BARTAVÉL”  “CASCARE NELLA RETE”. 

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sabato 29 agosto 2015

IL VANGELO DELLA DOMENICA: COMMENTO DI DON UMBERTO COCCONI.

Si riunirono attorno a lui i farisei e alcuni degli scribi venuti da Gerusalemme. Avendo visto che alcuni dei suoi discepoli prendevano cibo con mani immonde, cioè non lavate,  quei farisei e scribi lo interrogarono: «Perché i tuoi discepoli non si comportano secondo la tradizione degli antichi, ma prendono cibo con mani immonde?». Ed egli rispose loro: «Bene ha profetato Isaia di voi, ipocriti, come sta scritto: Questo popolo mi onora con le labbra,ma il suo cuore è lontano da me. Invano essi mi rendono culto,insegnando dottrine che sono precetti di uomini. Trascurando il comandamento di Dio, voi osservate la tradizione degli uomini». Quando entrò in una casa i discepoli lo interrogarono. E disse loro: «Siete anche voi così privi di intelletto? Non capite che tutto ciò che entra nell'uomo dal di fuori non può contaminarlo, perché non gli entra nel cuore ma nel ventre e va a finire nella fogna? Ciò che esce dall'uomo, questo sì contamina l'uomo. Dal di dentro infatti, cioè dal cuore degli uomini, escono le intenzioni cattive: fornicazioni, furti, omicidi, adultèri, cupidigie, malvagità, inganno, impudicizia, invidia, calunnia, superbia, stoltezza. Tutte queste cose cattive vengono fuori dal di dentro e contaminano l'uomo». (Vangelo secondo Marco)

1.      Ci si potrebbe chiedere: “Che cosa avranno fatto di così grave, di così “disdicevole” i discepoli di Gesù se una delegazione così autorevole di scribi e di farisei giunge appositamente da Gerusalemme per “inquisire” quel sedicente maestro giunto da Nazaret?”.
2.      I grandi misteri della religione appaiono ai laici “un po’ ridicoli”: come si può pensare che siano le cose a rendere l’uomo puro o impuro? Come si può pensare che il bene e il male stiano nelle cose? Forse sarebbe più corretto affermare che dipende da come le si utilizza, in quanto esse di per se sono neutre e se queste poi diventano buone o cattive dipende da come le usiamo.
3.      La gravissima colpa “notificata” ai discepoli di Gesù consiste nel fatto che essi  “mangiavano senza essersi lavati le mani”.
4.      Nel mondo ebraico, come in tante religioni, non si può prendere cibo se prima non si sono compiuti determinati riti di purificazione. Non è solo una questione igienica quella che viene qui stigmatizzata, perché non è sufficiente lavarsi le mani con acqua e sapone o se vogliamo strafare con l’amuchina, in quanto per essere “puri” è necessario compiere un determinato cerimoniale di purificazione. 
5.      L’accusa rivolta ai discepoli non è in realtà che un pretesto per mettere sotto inchiesta Gesù, si vuole screditare in definitiva Lui, in quanto con i suoi insegnamenti così poco ortodossi egli sta mettendo in discussione le tradizioni dei Padri. Per Gesù la religione ha preso il posto di Dio, in quanto con i suoi riti, le sue pratiche, che il più delle volte virano verso il formalismo e il legalismo, allontanano l’uomo da Dio. Invece Dio si colloca nella sfera dell’assoluto, dell’amore, della giustizia e della verità.
6.      Il formalismo fa perdere la freschezza dell’esperienza originale, fossilizzandola e cristallizzandola. Si compie quello che Luigi Giussani chiama “la stasi della novità”, cioè l’irrigidimento della vita.
7.      Il pericolo in cui incorre l’uomo religioso è il formalismo, il ripetere delle parole o il ripetere dei gesti, senza che parole e gesti scuotano o, comunque, mettano in crisi, cioè muovano qualcosa in te, illuminino di più lo sguardo che porti a te stesso, alimentino una convinzione circa un valore.
8.      Il formalismo domina, ingloba, mette nel sepolcro l’impeto originale. Occorre una conversione continua e allora la rivoluzione resta permanente. Come ha ricordato Papa Francesco «Fedeltà al carisma non vuol dire ‘pietrificarlo’, ma  fedeltà alla tradizione ‘’significa tenere vivo il fuoco’’, non perdere il gusto del vivere». Ci pare di vivere oggi un tempo svincolato dal “giogo della tradizione”.
9.      Forse non ci saranno più vincoli di natura religiosa a dettare i nostri comportamenti, ma - se ci pensiamo - ve ne sono altri forse ben più costringenti. Non siamo, nonostante viviamo in una società che si definisce laica, sottoposti a una miriade di condizionamenti? Pure noi siamo dentro un sistema, una tradizione, un pensiero unico che si è chiamati ad assecondare e la cui trasgressione comporterebbe la perdita del proprio status sociale.
10.  Paradossalmente ci sono nella nostra società leggi laiche più ferree di quelle religiose, a cui ci sottoponiamo senza battere ciglio! Torniamo alla nostra questione fondamentale:  per mangiare il pane, bisogna purificarsi? Il pane di cui si parla è l’eucarestia e Gesù afferma che non c’è bisogno di purificarsi per accostarsi all’eucarestia, al contrario è proprio mangiando l’eucarestia che ci si purifica. Proprio perché siamo peccatori, impuri,  il maligno ci convince che, non possiamo accostarci a Dio, anzi dobbiamo allontanarci, nasconderci da lui. Con che coraggio possiamo stare alla sua presenza, Lui che è Santo, Santo, Santo? Prima di accostarci all’eucarestia non diciamo “o Signore non sono degno di partecipare alla tua mensa?”.
11.  Proprio perché siamo convinti di non essere degni possiamo fare la comunione! Tu, invece, pensi che solo chi è degno può fare la comunione? No! Sono quelli che hanno le mani sporche che possono “partecipare alla mensa del Signore”. San Pio X ha presentato l'eucaristia non come un premio per coloro che sono già perfetti ma un sostegno quotidiano per essere vicini a Dio, stabilendo che fosse donata anche ai bambini.
12.  La Chiesa non è una congrega di perfetti, ma di peccatori!  Se fossi convinto di essere “degno di partecipare alla mensa del Signore” sarebbe proprio il caso di non accostarsi all’eucarestia. E’ proprio perché diciamo “io non sono degno” che possiamo accostarci all’eucarestia.
13.   “O Signore, proprio perché non mi sento a posto io vengo da te perché tu sei padre, tu sei perdono, tu sei misericordia”.  
(DON UMBERTO COCCON) 

giovedì 27 agosto 2015

SAPETE COSA VUOL DIRE IN DIALETTO PARMIGIANO ?????


(FOTO DI CRISTINA CABASSA)



Sapete cosa è in dialetto parmigiano la "BRÄGA BOJÙDA". In Italiano "BRÄGA BOJÙDA" è il ”CIRIPÀ” che è la “PEZZA DI TELA DA BAMBINO” o “PISOT DA PUTÉN” che per lavarlo si doveva far bollire, perciò il bambino veniva chiamato "BRÄGA BOJÙDA".

Sapete cosa sonoin dialetto parmigiano gli “ANOLÉN o GALEGIANT” In Italiano gli " ANOLÉN o GALEGIANT" sono gli ”ANOLINI ALLA PARMIGIANA CHE GALLEGGIANO NEL BRODO” 

Sapete cosa è in dialetto parmigiano il "MANÈZZ". In Italiano il "MANÈZZ" è il “GALOPPATOIO o MANEGGIO PER CAVALLI”.

Sapete cosa è in dialetto parmigiano il “GALÉNICH”. In Italiano il “GALÉNICH è “IL FARMACO CHE, DERIVATO DAI PRINCIPI NATURALI, PUO ESSERE PREPARATO DAL FARMACISTA”

Sapete cosa è in dialetto parmigiano uno " ZVELTÓN". In Italiano uno ZVELTÓN” è in modo scherzoso un ”GAMBALESTA”

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SPETTACOLO DAL VIVO! Sabato 29 agosto, presso il campo sportivo di Basilicagoiano in occasione della FESTA DEL PARMIGIANO REGGIANO




"IO PARLO PARMIGIANO" 


torniamo con il 
NUOVO SPETTACOLO!

SPETTACOLO DAL VIVO!
Sabato 29 agosto, presso il campo sportivo 
di Basilicagoiano in occasione della 
FESTA DEL PARMIGIANO REGGIANO 

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sabato 22 agosto 2015

IL VANGELO DELLA DOMENICA: COMMENTO DI DON UMBERTO COCCONI.


Molti dei discepoli di Gesù, dopo aver ascoltato, dissero: «Questa parola è dura! Chi può ascoltarla?».
Gesù, sapendo dentro di sé che i suoi discepoli mormoravano riguardo a questo, disse loro: «Questo vi scandalizza? E se vedeste il Figlio dell'uomo salire là dov'era prima? È lo Spirito che dà la vita, la carne non giova a nulla; le parole che io vi ho detto sono spirito e sono vita. Ma tra voi vi sono alcuni che non credono. Per questo vi ho detto che nessuno può venire a me, se non gli è concesso dal Padre».Da quel momento molti dei suoi discepoli tornarono indietro e non andavano più con lui. Disse allora Gesù ai Dodici: «Volete andarvene anche voi?». Gli rispose Simon Pietro: «Signore, da chi andremo? Tu hai parole di vita eterna e noi abbiamo creduto e conosciuto che tu sei il Santo di Dio» (Vangelo di Giovanni).

1.       Con un gruppo di giovani del Gruppo Mission siamo a Calcutta, sulle orme di Madre Teresa. La missionaria della carità racconta che proprio l’incontro con “i più poveri tra i poveri” generò in lei una svolta nella propria vita, sentiva nel profondo che essi la chiamavano. Come un giorno fu chiamata dal Signore alla “vita del cielo” ora si sentiva chiamata “dalla strada” a donare la sua vita a quelli che non erano amati da nessuno.
2.       Pure noi ci siamo sentiti interpellati da questa “India dura” e le parole di Gesù “volete andarvene anche voi?”, ci hanno portato a comprendere l’importanza di compiere delle scelte. Da una parte hai la sensazione che di certo tu non potrai cambiare il mondo, sei troppo piccolo e poi chi sei, come potrai mai contrastare i tanti poteri forti che dominano il mondo? Forse ciò potrebbe essere possibile a una condizione: perché non cambiare tu per primo? Non lasciarti sedurre dalle logiche “mercantili”, ma “Ama e cambierai il mondo”.
3.       E’ ciò che Madre Teresa ha saputo compiere, non ha aspettato che siano gli altri a muoversi, lei per prima, all’inizio da sola, per le strade di Calcutta si è messa al servizio di coloro che non erano amati.
4.       Le parole di Pietro “Signore da chi andremo? Tu solo hai parole di vita eterna” ci hanno scavato dentro e messo alla ricerca di quelle parole che davvero possono donare vita eterna.
5.       Diamo la parola ai protagonisti del nostro viaggio.
6.       Elisa: «Calcutta mi ha fatto dono della speranza. L’ho vista riflessa sul volto delle suore che donano, con un coraggio e una dedizione che sa di eroismo la loro vita per gli ultimi della storia. L’ho vista negli occhi di tanti volontari che da paesi anche lontanissimi giungono proprio qui a Calcutta e qui dove tutto sembra impossibile sanno scrivere una pagina nuova nei rapporti tra i popoli».
7.       Roberta: «Mentre facevo servizio in una delle case di Madre Teresa una persona ammalata, che di certo non ha avuto una vita facile, mi ha accarezzata e preso tra le proprie mani le mie, le ha baciate e con lo sguardo sembrava mi dicesse: “Tu sei importante. Non so chi sei, ma per me tu sei la presenza di Dio”. Esserci, essere nelle case senza capire, ma esserci proprio nella città dove non ti abituerai mai a certi rumori e odori: questo è quello che conta».
8.       Maria Chiara: «A Calcutta tante volte ci siamo inginocchiati nella preghiera davanti a Dio, quando ci siamo avvicinati nel servizio ai tanti ospiti delle case di Madre Teresa, non solo per dare, ma per fare l’incredibile esperienza del ricevere. Se rifletto con più attenzione però ho scoperto quanto siamo stati amati, tante persone si sono messe al nostro servizio, si sono inginocchiate davanti a noi».
9.       Anna: «Come è importante avere un letto, una casa, un nido dove sentirsi accolti, mentre a Calcutta si dorme sui marciapiedi, su un telo di plastica e dove si tengono le proprie scarpe come cuscino. E al mattino, il rito del lavarsi. Esperienza rigenerante perché ci si ripulisce dalle fatiche, dallo sporco per iniziare un nuovo cammino. Dove c’è dell’acqua c’è la vita e le persone riacquistano la loro bellezza».
10.   Vittoria: «Ad ogni angolo, sobborgo, stradina trovi gente che vive la propria vita che noi crediamo esclusa dal mondo. In realtà non lo è. Un passo che percorri in quelle che chiamiamo strade sono un passo in quella che per loro è casa. Noi siamo venuti qua in veste di turisti invadendo casa loro. Nonostante ciò ogni singola persona sprigiona un’energia e una voglia di vivere che non avevo mai visto. Ed è proprio questo che mi ha aperto gli occhi».
11.   Luca: «Ho imparato a non voltare le spalle verso l’indifferenza, verso le ingiustizie, ho avuto il coraggio di avvicinarmi a persone che forse non mi sarei sentito di toccare».
12.   Elsa: «Vivere a Calcutta ha significato essere immersi nelle sue meravigliose e dolorose contraddizioni. E’ una città che riesce a sprigionare in ogni viaggiatore dubbi, ispirazione, ricerca di senso. Scuote il cuore: è incomprensibile al raziocinio. Il senso e la sintesi di questo viaggio lo ritrovo nella parola Namastè, il saluto che ho tanto utilizzato in questo viaggio: mi inchino davanti alla tua Grazia e Bellezza».
13.   Francesco: «La parola Namastè unito alla sua gestualità ci ricorda che in ogni incontro Dio è presente. Noi siamo la luce di Dio, ne siamo portatori e messaggeri e così come noi anche tutti coloro che incontriamo nella nostra splendida vita».
(DON UMBERTO COCCONI)
Tgnèmmos vìsst

venerdì 21 agosto 2015

Curiozitè Pramzàni... có vól dir “Va par Pampòggni” ??? TESTO IN DIALETTO PARMIGIANO E IN ITALIANO PUBBLICATO SULLA GAZZETTA DI PARMA DEL 21 AGOSTO 2015 NELLA RUBRICA. "Tgnèmmos vìsst".


NELLE FOTO: LA MELONTA LARVA DELLO SCARABEO (Pampòggna).
 LO SCARABEO LA " Pampòggna " ADULTA


TESTO IN DIALETTO PARMIGIANO

Pronto...Ch'al scuza lu él còll dal djalètt?
Si Sjòra, ch' l' am dìgga pur;
ch' al scuza äd l'oräri,
e si, l'é sètt e trì äd la matén'na, mo ch'l' am dìgga pur.
A són adrè andär in ufìssi e con di mè coléga émma fat 'na scomìssa...Am pólol dir d' indò vén al mòd äd dir pramzàn “Va par Pampòggni”? Cära la mè sjòra agh' rispónd äd vlontéra vìsst che par savér co j én il “Pampòggni” agh' pól fär comincèr bén la giornäda äd lavor in cl' agòsst chì cäld bombén, dato che mì fortunatamént al probléma äd l'ufìssi a né gh'l'ò pu.
Al mòd äd dir pramzàn äd 'na vòlta “Va par Pampòggni”, ch' la sarìss po' la manéra pù eleganta d' un “vaffan” “o stà mìga rómpor”...dal gióron d' incó ch' l'é äd moda bombén, al vén dala “Pampòggna” ch' l'é al nòmm äd cla famija äd Scarabei nìgor con elitre e sànfi äd colór marón scur, che in-t-il siri äd magg' i vólon a stóron dintórna a j ärbor a bzjär fòrt. J én bestjolén'ni chì fan mäl bombén a l'agricoltura, parchè intànt che i lór bégh i vìvon sòt' téra par cuat'r an' a zgagnär e maltratär il ravìzi di gèls, dìll vìdi, ecc. in-t-al stät d' insét i ròzgon i butt o zarmój molzén e il fój dìll stési pjànti tant da färja morìr. 'Na vòlta i putén par zugär j andävon a scavär sòtta il vìdi o i gèls par catär i bégh di Scarabei, cioè andär par “Pampòggni” e cuand i stufävon, i genitór j à mandävon par “Pampòggni”. Ecco d' in dó vén còll mòd äd dìr pramzàn chì. Conténta Sjòra...bón lavór e Tgnèmmos vìsst

MELONTA
SCARABEO


TESTO IN ITALIANO

Pronto...Scusi lei è quello del dialetto?
Si Signora, mi dica;
mi scusi dell'orario,
e si sono le 7,45, ma dica pure.
Sto per entrare in ufficio e con dei miei colleghi abbiamo fatto una scommessa...Mi può dire da dove deriva il modo di dire parmigiano “Va par Pampòggni”?. Cara la mia signora le rispondo molto volentieri visto che se per sapere cosa sono le “Pampòggni” le può essere di buon auspicio per cominciare una nuova giornata di lavoro in questo agosto torrido, e fortunatamente il problema dell'ufficio io non l'ho più.

Il modo di dire parmigiano di una volta “Va par Pampòggni”, che sarebbe l'equivalente più elegante di un “vaffan” “o non rompere”...del giorno d'oggi che è molto di moda, deriva dalla “Pampòggna” che è il nome di quella famiglia di Scarabei neri con elitre e zampe di colore bruno rossastro, che nelle sere di maggio volano a storni in torno agli alberi ronzando forte. Sono insetti che nuociono all'agricoltura, perchè mentre le loro larve vivono sottoterra quattro anni rodendo e maltrattando le radici dei gelsi, delle viti, ecc. nello stato di insetti rodono i teneri germogli e le foglie delle stesse piante tanto da farle perire. Un tempo i bambini per gioco andavano a scavare sotto le viti o i gelsi per trovare le larve degli scarabei, cioè andare per “Pampogne”, e quando stancavano, i genitori li mandavano pe “Pampogne”. Ecco da dove deriva questo modo di dire parmigiano. Contenta Signora... buon lavoro

giovedì 20 agosto 2015

SAPETE COSA VUOL DIRE IN DIALETTO PARMIGIANO ?????


(FOTO DI CRISTINA CABASSA)


Sapete cosa vuol dire in dialetto parmigiano "GAT - SPUSS". In Italiano "GAT - SPUSS" vuol dire ”PUZZOLA” 

Sapete cosa vuol dire in dialetto parmigiano la parola "PÉVOR MACH ". In Italiano la parola " PÉVOR MACH " vuol dire ”PEPE TRITATO” .

Sapete cosa è in dialetto parmigiano il "MARTORÉL". In Italiano il "MARTORÉL" è la “MARTORA”

Sapete cosa è in dialetto parmigiano al “LORÈTT”. In Italiano al “LORÈTT” è “L'IMBUTO”

Sapete cosa è in dialetto parmigiano il " POMM GRANÄR". In Italiano il ”POMM GRANÄR” è la ”MELAGRANA”

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domenica 16 agosto 2015

OGGI 16 AGOSTO 2015,RICORRE IL BICENTENARIO DELLA NASCITA DI DON BOSCO


Giovanni Melchiorre Bosco, meglio noto come don Bosco (Castelnuovo d'Asti, 16 agosto 1815 – Torino, 31 gennaio 1888), fu il fondatore delle congregazioni dei Salesiani e delle Figlie di Maria Ausiliatrice. È stato canonizzato da papa Pio XI nel 1934. 
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sabato 15 agosto 2015

QUESTA SERA A TV PARMA ORE 21,10, LA SERATA DIALETTALE "DO RIDUDI CON GIGI" IN RICORDO DI LUIGI FRIGERI A TRE ANNI DALLA SUA SCOMPARSA IL 17 AGOSTO 2012


(NELLA FOTO GIGI FRIGERI)

Il 17 agosto 2012 ci lasciava Luigi Frigeri per i Parmigiani “GIGI”, attore, regista e Colonna del dialetto parmigiano. Per ricordarlo TV Parma trasmetterà questa sera alle 21,10 il programma “DO RIDUDU CON GIGI”, registrato al circolo Castelletto nel 2013. Per la presentazione di Maurizio Trapelli alla serata hanno partecipoto in ricordo di “GIGI”, Ettorina Cacciani, Anna Dall'Argine Ivo Campanini, Enrico Maletti, Mauro Adorn, Pietro Vitali Tiziano Pezzini, Bebo Bardiani, Monja Dall'Argine Roberto Tinelli Enrico Iori e tanti altri attori dialettali parmigiani che in questi anni hanno seguito Luigi Frigeri. 

Tgnèmmos vìsst

lunedì 10 agosto 2015

SAPETE COSA VUOL DIRE IN DIALETTO PARMIGIANO ?????


(FOTO DI CRISTINA CABASSA)


Sapete cosa vuol dire in dialetto parmigiano "TIRÈ o PÉLA GRAMA". In Italiano "TIRÈ o PÉLA GRAMA" vuol dire ”AVARO” 

Sapete cosa vuol dire in dialetto parmigiano la parola "EZATÓR o CÄVALÒC' ". In Italiano la parola " EZATÓR o CÄVALÒC " vuol dire ”ESATTORE DELLE TASSE” 

Sapete cosa sono in dialetto parmigiano le "MARINSÀNI ALA PRAMZÀNA". In Italiano le "MARINSÀNI ALA PRAMZÀNA" sono le “MELANZANE ALLA PARMIGIANA”

Sapete cosa sono in dialetto parmigiano i “ROGNÓN TRIFOLÈ. In Italiano i “ROGNÓN TRIFOLÈ” sono “RENE TRIFOLATO”

Sapete cosa è in dialetto parmigiano il " CAVAL-PISST CÓL REVJÒT". In Italiano il CAVAL-PISST CÓL REVJÒT” è ”CAVALLO PESTO CON PISELLI”

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sabato 8 agosto 2015

IL VANGELO DELLA DOMENICA: COMMENTO DI DON UMBERTO COCCONI

I Giudei mormoravano contro Gesù perché aveva detto: «Io sono il pane disceso dal cielo». E dicevano: «Costui non è forse Gesù, il figlio di Giuseppe? Di lui conosciamo il padre e la madre. Come può dunque dire: Sono disceso dal cielo?». Gesù rispose: «Non mormorate tra di voi. Nessuno può venire a me, se non lo attira il Padre che mi ha mandato; e io lo risusciterò nell'ultimo giorno. Sta scritto nei profeti: E tutti saranno ammaestrati da Dio. Chiunque ha udito il Padre e ha imparato da lui, viene a me. Non che alcuno abbia visto il Padre, ma solo colui che viene da Dio ha visto il Padre. In verità, in verità vi dico: chi crede ha la vita eterna. Io sono il pane della vita. I vostri padri hanno mangiato la manna nel deserto e sono morti; questo è il pane che discende dal cielo, perché chi ne mangia non muoia. Io sono il pane vivo, disceso dal cielo. Se uno mangia di questo pane vivrà in eterno e il pane che io darò è la mia carne per la vita del mondo» (Vangelo di Giovanni).

1.       “Io Sono il Pane vivo disceso dal Cielo”: ma come può dire Gesù questo di sé, non è lui “il figlio di Giuseppe? Di lui non conosciamo il padre e la madre. Come può dunque dire: Sono disceso dal cielo?”. Le folle non riescono a comprendere l’origine divina di Gesù.
2.       E’ proprio il suo aspetto terreno, fenomenico che rende a loro difficile da credere che quest’uomo possa essere “disceso dal cielo”, egli ha tutta l’apparenza di essere “della terra”. Gesù ha tutte le fattezze dell’uomo comune, come può in quest’uomo, manifestarsi l’Assoluto? Le parole del prologo del vangelo di Giovanni si rivelano ora in tutta la loro profondità: “Il Verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi”. Gesù è proprio di carne, è come uno di noi perciò come può dire: “Io Sono disceso dal cielo?”.
3.       La mormorazione della folla è quindi più che legittima, anche per loro c’è un contrasto tra ciò che vedono, un semplice uomo che viene per giunta da Nazareth e l’immagine certa che in realtà essi hanno di Dio. “E’ lo scandalo che nasce dal contrasto tra la pretesa di Gesù da una parte e la sua realtà storica ed umana dall’altra. E’ uno scontro fra due modi opposti di pensare l’epifania, cioè la manifestazione di Dio. Non si riesce a vedere la gloria dell’Unigenito nella carne dell’uomo Gesù” (Bruno Maggioni).
4.       Ma di fronte al mormorare della folla Gesù ribadisce che Lui, proprio Lui, è il pane della vita, “disceso dal cielo”, solo Lui dà la vita al mondo. Anzi Gesù va oltre affermando che il pane che Lui darà per la salvezza di tutti è la sua carne, la sua vita. La folla al sentire queste parole, che paiono ai loro orecchi insensate, passa dalla mormorazione alla contestazione, dalla ribellione all’ostilità nei confronti di Gesù. Essi si chiedono, non senza un certo turbamento: “Come può darci costui la sua carne da mangiare?”. 
5.       Dobbiamo davvero riconoscere che le parole di Gesù e le sue pretese paiono troppo azzardate, anche per noi: “Chi può mai credere alla sue parole?”.  Lo scandalo e lo sconcerto negli uditori si fa ancor più drammatico, l’incomprensione tra la folla e Gesù è divenuta totale, essa sembra dirgli: “Come è possibile mangiare la tua carne? Come è possibile che la tua carne diventi vita per il mondo?”.
6.       Anche noi che udiamo queste parole di Gesù non siamo presi dallo sconcerto? L’evangelista Giovanni sta affermando non solo che in Gesù di Nazareth la Parola che in principio era rivolta verso Dio si è fatta carne, ma che la stessa Parola fatta carne si fa pane, per divenire nutrimento per l’umanità. Se riusciamo a resistere alla potenza di queste parole di Gesù, le quali risultano sconcertanti, veniamo a conoscere una verità ancor più profonda, che cambia il nostro modo di comprendere Dio. 
7.       Il fatto che Gesù sia davvero colui che “discende dal cielo” fa di lui il rivelatore del Padre e per questo motivo la sua Parola è la parola che trasmette la vita di Dio perché Dio è amore.  Il Prologo di Giovanni termina affermando: “Dio nessuno l’ha mai visto, ma il Figlio unigenito che è rivolto verso il seno del Padre, Lui lo ha rivelato”. E vuol dire: “Se guardate Lui vedete il Padre, perché Lui è rivolto al Padre, perché tutta la sua vita viene dall’amore del Padre. E tutta la sua vita è risposta all’amore del Padre”.
8.       Per questo Gesù dice: “Sono Io il pane disceso dal cielo e se uno mangia la mia carne vivrà in eterno”. La carne ‘per’, la vita umana ‘per’... quindi non una vita umana chiusa in se stessa e che afferma autonomamente se stessa, piuttosto una vita umana che si dona, che vive la relazione ‘per’, che vive il dono ‘per’, il servizio ‘per’.  
9.       L’esistenza di Gesù ha una forma specifica che è la forma dell’oblatività, cioè del dono, dell’offerta. La Parola accolta e mangiata ti trasforma, in quanto ti apre a questo mistero della carne vissuta come dono di sé, come offerta di sé. 
(DON UMBERTO COCCONI)

Tgnèmmos vìsst

giovedì 6 agosto 2015

DALLA RUBRICA "Tgnèmmos vìsst" DELLA GAZZETTA DI PARMA DI OGGI 6 AGOSTO 2015 “Na curiozitè äd stòrja Pramzàna: al pjóc' in Bórogh dal Gèss


(CLICCA SULLA FOTO PER INGRANDIRLA)
(TESTO IN DIALETTO PARMIGIANO)
Al pjóc' in bórogh dal Gèss.
'Na curiozitè äd stòrja Pramzàna. Da pjàsa Garibäld, zà pjàsa Grànda, a gh'é via Farini, 'na vòlta sträda di Genvéz e ai nóstor gióron consùda cme sträda ädla “movida”. Sträda di Genvéz l' éra ciamäda acsì parchè in-t-al prìmm tòch a partìr da pjàsa Grànda, a gh'éra di marcànt e di negosjànt chi gnävon dala citè Lìgur e l'éra la sträda indó riväva i Lunigianéz, i Genvéz, dal pas ädla Cìza, pas dal Cirón, pas Linäri, incó pas dal Lagastrél. Da pjàsa Garibäldi, su par via Farini, la tèrsa sträda a sinìsstra l'é via Ferdinando Maestri, consùda anca cme bórogh dal Gèss indó gh'éra i Gesär chi lavorävon al gèss e in-t-al medio evo l'éra la periferìa äd Pärma. In cóll bórogh chì, la ca' in àngol con via Farini l' éra alóra 'na ca' Tòrra a diféza di citadén äd Pärma dala génta ch' la gnäva déntor in citè, e l' éra ciamäda “Porta Pidocchiosa” “Porta spjoción'na”, dill vòlti par diféndros dai malìggn, i pramzàn i butävon zò äd l'òli bojént, In via Maestri, insìmma ala prìmma porta su la déstra, ancòrra incó gh'é scavè l'imàgina d' un pjóc'. I vjandànt chi rivävon da fóra Pärma, prìmma äd gnìr déntor in citè i gh'ävon l' obligh äd laväros, cavèros i pjóc', perciò spjociäros, e al pòst par spjociäros l'éra pròprja “Porta Pidocchiosa” “Porta spjoción'na” in-t-al pòst indó ancòrra incó gh'é incastrè la figùra dal pjóc'. 
(IL PIDOCCHIO INCASTRATO NEL MURO
 AL N° CIVICO 2 DI VIA FERDINANDO MAESTRI)
(FOTO DI CRISTINA CABASSA)
(TESTO IN ITALIANO)
Il pidocchio in borgo del Gesso.
Una curiosità di storia Parmigiana. Da piazza Garibaldi, già piazza Grande, c'è via Farini, conosciuta anche come strada dei Genovesi e ai nostri giorni come strada della “movida”. Strada dei Genovesi era così chiamata perchè nel primo pezzo partendo da piazza Grande, avevano sede dei commercianti e dei negozianti che provenivano dal capoluogo Ligure ed era la strada da dove arrivavano i Lunigianesi, i Genovesi, dal passo della Cisa, passo del Cirone, passo Linari, oggi passo del Lagastrello. Da piazza Garibaldi, percorrendo vi Farini, la terza strada a sinistra è via Ferdinando Maestri, conosciuta anche come Borgo del Gesso dove avevano sede i Gessai, e nel medio evo era la periferia di Parma. Se imbocchiamo questo borgo, la casa a destra in angolo con via Farini era allora una casa Torre a difesa dei cittadini di Parma dalle persone che entravano in città, ed era chiamata Porta Pidocchiosa, a volte per difendersi dai maligni i parmigiani gettavano dell'olio bollente,. In via Maestri, sopra alla prima porta sulla destra, ancora oggi è scavata l'immagine di un pidocchio. I viandanti che arrivavano da fuori Parma, prima di entrare in città dovevano obbligatoriamente lavarsi, pulirsi, perciò spidocchiarsi, togliersi i pidocchi e il posto per questa operazione era a Porta Pidicchiosa in borgo del Gesso nel luogo dove oggi è incastrata l'effige del pidocchio

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mercoledì 5 agosto 2015

PROGRAMMA XXXI TORNEO INTERNAZIONALE GIOVANILE DI BASEBALL E SOFTBALL "ERMES FONTANA" A SALA BAGANZA.

Vi aspettiamo!
mer2015> MERCOLEDI 5 AGOSTO 2015
> Ore 20.30 Sfilata per le vie di Sala Baganza e apertura ufficiale del Torneo presso la Rocca Sanvitale

> GIOVEDI 6 AGOSTO 2015
> Dalle Ore 19.30 Paella e Sangria
> Prosciutteria, Birreria e Cocktail Bar
> Ore 21.30 Balli Country

ven2015> VENERDI 7 AGOSTO 2015
> Dalle Ore 19.30 Cucina Messicana
> Prosciutteria, Birreria e Cocktail Bar
> Ore 21.30 Live Rock Music

sab2015> SABATO 8 AGOSTO 2015
> Dalle Ore 19.30 Porchetta di Ariccia e Lasagne
> Prosciutteria, Birreria e Cocktail Bar
> Ore 22.00 Disco Revival con Taverna Ponte Story

> DOMENICA 9 AGOSTO 2015
> Dalle Ore 19.30 Tortelli d’Erbette
> Prosciutteria, Birreria
> Ore 20.00 Alex Merusi Dj Set
> Ore 20.30 HipHop Dance Show
> Ore 21.00 Cerimonia di Chiusura del Torneo
> Ore 22.30 Fuochi d’Artificio


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martedì 4 agosto 2015

Ciao a tutti. Sono Briciola di Parmaindialetto quest'anno per motivi della mia famiglia non vado in vacanza a trovare i miei amici a Livigno


Pubblico una foto degli scorsi anni quando partivo per le vacanze e un mio amico mi aspettava. 

PER CHI VA IN VACANZA RICORDATEVI DI NON ABBANDONARE I MIEI AMICI A QUATTRO ZAMPE. 




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lunedì 3 agosto 2015

SAPETE COSA VUOL DIRE IN DIALETTO PARMIGIANO ?????




Sapete cosa vuol dire in dialetto parmigiano "BRÈSSCA". In Italiano "BRÈSSCA" vuol dire ”FAVO DELL'ALVEARE” DA “SUTT CME 'NA BRÈSSCA” Grazie agli amici di Facebook e a www.gazzettadiparma.it che mi seguono.

Sapete cosa vuol dire in dialetto parmigiano la parola "ALTÉRA". In Italiano la parola " ALTÉRA" vuol dire ”SPALIERA DEL LETTO” Grazie agli amici di Facebook e a www.gazzettadiparma.it che mi seguono.

Sapete cosa vuol dire in dialetto parmigiano la parola "GARÓL". In Italiano la parola "GARÓL" vuol dire “TASSELLO DI ASSAGGIO” “FÄR AL GARÓL A 'N ANGÙRRJA O INGÙRRJA. Grazie agli amici di Facebook e a www.gazzettadiparma.it che mi seguono.


Sapete cosa vuol dire in dialetto parmigiano la parola “AVARTÌZ”. In Italiano “AVARTÌZ” vuol dire “LUPPOLO”. Grazie agli amici di Facebook e a www.gazzettadiparma.it che mi seguono.


Sapete cosa vuol dire in dialetto parmigiano la parola " NARSIZÉN". In Italiano ”NARSIZÉN” vuol dire GIOVANE DAI MODI AFFEMMINATI”. Grazie agli amici di Facebook e a www.gazzettadiparma.it che mi seguono.




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