Estratto di un minuto del doppiaggio in dialetto parmigiano, realizzato nell'estate del 1996, tratto dal film "Ombre rosse" (1939) di John Ford. La voce di Ringo (John Wayne) è di Enrico Maletti


Con la qualità non si scherza. Parola di Enrico Maletti

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Al salùt pramzàn äd parmaindialetto.blogspot.com

“Parmaindialetto” è nato il 31 luglio del 2004. Quest’anno compie 13 anni

“Parmaindialetto” l’é nasù al 31 lùjj dal 2004. St’an’ al compìssa 13 an’

Per comunicare con "Parmaindialetto" e-mail parmaindialetto@gmail.com

L’ UNICA SEDE DI “Parmaindialetto” SI TROVA A PARMA “PÄRMA”.







martedì 29 dicembre 2015

"Al brinndiz äd San Silvéstor" poesia in dialetto parmigino sul capodanno

Al brinndiz äd San Silvéstor
Dal libro "La vrìss ésor poezia" di Bruno Pedraneschi Azzali Editori, poesia in dialetto parmigiano sul capodanno letta da Enrico Maletti, ripresa e montaggio di Pietro Maletti.
youtu.be...
Altro...

lunedì 28 dicembre 2015

Briciola di "Parmaindialetto" e i suoi amici, chiedono niente "BOTTI" a fine anno.





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MARTEDI 29 DICEMBRE ore 21 CINEMA TEATRO SAN MARTINO NOCETO. LO SHOW DEI "PISTAPOCCI"



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La casa editrice LIR di Piacenza, è lieta di annunciare l'avvenuta pubblicazione della SECONDA EDIZIONE de: Maràssa & Curiàtta Il primo dizionario del dialetto di Groppallo alta val Nure - PIACENZA -



Per maggiori informazioni 


oppure il nostro sito:


Il volume è già da oggi disponibile presso le seguenti librerie:
Libreria Internazionale Romagnosi
via G.D. Romagnosi, 31-33
29121 Piacenza
Tel. +39 0523 - 338474
Effettua spedizioni anche all'estero

Libreria Postumia
via Emilia Pavese, 105
S. Antonio a Trebbia
29121 Piacenza
Tel. +39 0523 - 489984
Effettua spedizioni anche all'estero

oppure:
Parrocchia di Groppallo S. M. Assunta
loc. Groppallo
Farini (PC) 29023 Piacenza
Tel. +39 3277977872

Cartoleria Roffi Antonio
via Roma, 36
Farini (PC) 29023 Piacenza

6 GENNAIO 2016, 18° MOTOBEFANA DI PARMA.



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venerdì 25 dicembre 2015

IL LUNARIO DEI PRESIDENTI


IL LUNARIO DEI PRESIDENTI: CLAUDIO BASSI PRESIDENTE SOCIETA' SPORTIVA OR.SA., ENRICO MALETTI VICEPRESIDENTE DI "PARMA NOSTRA" E IDEATORE DEL BLOG "PARMAINDIALETTO", GIUSEPPE MEZZADRI COORDINATORE DELLA "CONSULTA PER IL DIALETTO PARMIGIANO" E PRESIDENTI EX ALLIEVI ORATORIO SAN BENEDETTO, NELLA FOTO CON IL LUNARIO DI "IO PARLO PARMIGIANO". 


(CLICCA SULLA FOTO PER INGRANDIRLA)



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giovedì 24 dicembre 2015

IL VANGELO DEL GIORNO DI NATALE: COMMENTO DI DON UMBERTO COCCONI.



In quei giorni un decreto di Cesare Augusto ordinò che si facesse il censimento di tutta la terra. Questo primo censimento fu fatto quando Quirinio era governatore della Siria. Tutti andavano a farsi censire, ciascuno nella propria città. Anche Giuseppe, dalla Galilea, dalla città di Nàzaret, salì in Giudea alla città di Davide chiamata Betlemme: egli apparteneva infatti alla casa e alla famiglia di Davide. Doveva farsi censire insieme a Maria, sua sposa, che era incinta. Mentre si trovavano in quel luogo, si compirono per lei i giorni del parto. Diede alla luce il suo figlio primogenito, lo avvolse in fasce e lo pose in una mangiatoia, perché per loro non c’era posto nell’alloggio. (Vangelo secondo Luca)

Sarà proprio vero ciò che si dice? Che Dio si fa come uno di noi? Potremmo mai credere che Dio si fa bambino? Poteva essere questa una bellissima fiaba per l’uomo del passato che viveva di miti e di racconti fantastici. Noi ora non viviamo nell’epoca del post-umano? Quindi non sappiamo proprio che farcene di un Dio che si fa uomo, visto che noi non vogliamo più essere umani, terrestri, fatti di terra. La vita umana è fragile, come quella di tutti gli altri esseri viventi, ma a differenza di tutte le altre creature noi siamo consapevoli di questa fragilità e abbiamo in parte la capacità di riparare in qualche misura ad essa. Un sogno antico questo che si è precisato oggi più di ieri grazie anche ai progressi scientifici e tecnici. Le biotecnologie, infatti, stanno progressivamente trasformando questo ancestrale desiderio in realtà. Se ci pensiamo bene il superamento dell'umano si pone sullo stesso piano del superamento del divino nel motto di Nietzsche “Dio è morto”, dunque si tratta di dire: “l'Uomo è morto”. Che significa tutto ciò? «Ho la convinzione che siamo già entrati in un’altra epoca, non siamo più nella modernità, che era dialettica, combattiva, polemica nella sua radice profonda. Io parlo di post-umano perché in luogo degli dei, del Cristo, stanno subentrando una medicina, una biologia, una ingegneria genetica che rendono assolutamente indifferenti a tutto ciò che appartiene alla sfera interiore, alla moralità. Prima vivevamo momenti tragici, dilemmi di coscienza, adesso non vedo nessuno che si laceri, perché è atrofizzato il senso del bene e del male.

 E questa è la cosa più grave» (Pietro Barcellona). Noi umani, paradossalmente, non siamo più capaci di accettare la nostra umanità, i nostri limiti ci pesano, al contrario Dio facendosi “carne” accetta i nostri limiti e prendendo proprio la nostra natura umana sceglie di vivere la nostra precarietà, la nostra sofferenza, il nostro rifiuto, la nostra angoscia, la nostra maledizione, di vivere “al freddo e al gelo”. Quando la mattina è ora di alzarsi forse la cosa che ci infastidisce di più è venire fuori dalle coperte, da una condizione di protezione e sentire freddo. Il freddo è segno di una realtà difficile da abitare, nella quale devi entrare lasciando il tepore e il mondo dei sogni. Dio che era in una condizione di beatitudine l’ha abbandonata per sentire quello che sentiamo noi, il peso di tutta la realtà: l’Incarnazione di Dio non è stata altro che lo svegliarsi di Dio alla vita umana e mortale. Mi verrebbe da dire: “Benvenuto nella realtà, Dio! Veramente sei al freddo e al gelo”. Nel suo gettarsi nel mondo sembra che Dio si sia negato tutto, si sia spogliato di tutto, si sia privato di ogni confort, ma per crescere, pure lui, ha avuto bisogno del calore e del prendersi cura di una donna, di una madre. E’ una madre che lo da alla luce, lo avvolge in fasce e lo depone in una mangiatoia. 

Con quello che c’è (molto poco!) Maria può preparare uno spazio di cure per il neonato Dio-Uomo: Gesù Bambino è in un luogo caldo coperto da poche bende, adagiato sul fieno, forse la presenza degli animali e il loro respiro mitiga il rigore della notte. La realtà nella quale viene Dio è sì una realtà pungente, ma resa meno dolorosa dalla consolazione dei rapporti d’amore. Anche nell’ora della morte quando il freddo pungente cederà il posto alle punte dei chiodi e delle spine quel terribile momento sarà come reso più “sopportabile” dalla presenza di Maria, delle donne di Galilea e del discepolo amato. Dio pur di essere dove sono gli uomini non ha considerato un tesoro geloso la propria divinità, ma ha spogliato se stesso assumendo la condizione di servo e divenendo simile agli uomini. Maria mai avrebbe pensato che dopo il giorno dell’Annunciazione il proprio bambino sarebbe stato deposto in una mangiatoia, perché proprio per lui non c’era posto nel mondo. Eppure questa donna, come tante donne si prende cura del proprio piccolo, mentre il mondo lo ignora, ci sono braccia che lo cullano e lo proteggono. Maria dopo aver ascoltato le parole dell'angelo forse si aspettava un figlio ideale”, ma come tutte le madri ama il figlio nonostante non sia ideale, lo ama proprio perché non lo è, perché è quel figlio particolare. «L’amore materno è amore non per l’ideale, ma per il reale del figlio, è amore per il suo nome proprio» (Massimo Recalcati). La nascita di un figlio non è solo il venire alla luce di qualcuno che attendevamo, ma porta con sé la trasformazione del mondo com’era prima, rende possibile un altro mondo rispetto al mondo che già conoscevamo. Grazie alla maternità di Maria, grazie alla maternità di ogni donna il mondo può cambiare.
«Ave Maria, adesso che sei donna,
ave alle donne come te, Maria,
femmine un giorno per un nuovo amore
povero o ricco, umile o Messia.
Femmine un giorno e poi madri per sempre
nella stagione che stagioni non sente» (Fabrizio De Andrè).
(DON UMBERTO COCCONI)

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AUGURI DI BUON NATALE E BUON ANNO A TUTTI GLI AMICI...


AUGURI DI BUON NATALE E BUON ANNO A TUTTI GLI AMICI. SE NEL 2015 VI HO FATTO ARRABBIARE VI CHIEDO SCUSA... PROMETTO CHE NEL 2016 SARA' SICURAMENTE "PEGGIO"...ah ah ah ah ah...



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mercoledì 23 dicembre 2015

GLI AUGURI DELL' U.V.P. Unione Velocipedistica Parmense






Carissimi Associati ed Amici dell'Unione Velocipedistica Parmense,
accompagnati dall’immagine dei nostri portacolori Alberto Boschi detto “Il Perozzi” e
Simone Lamacchi alla Parigi Brest Parigi 2015,
vi rivolgiamo i nostri migliori auguri di un Felice Natale e di un proficuo Anno Nuovo. Vi attendiamo nel 2016 con le varie iniziative in calendario, prime fra tutte la pedalata cittadina nel giorno della Befana Viva la Bicicletta, viva l’ U.V.P.
Il Consiglio Direttivo della Unione Velocipedistica Parmense





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mercoledì 16 dicembre 2015

SAPETE COSA VUOL DIRE IN DIALETTO PARMIGIANO ???


CLICCA SULLE FOTO PER INGRANDIRLE


Sapete cosa vuole dire in dialetto parmigiano la parola "SCARTACIÄVA". In Italiano "SCARTACIÄVA" vuole dire “ LA TOPPA CILINDRICA A SCROCCO DELLA SERRATURA.” detto anche “BUZ 'DLA SCARTACIÄVA



Sapete cosa sono in dialetto parmigiano i "BOCLÉN”. In Italiano i “BOCLÉN sono gli “ORECCHINI”

 Sapete cosa vuol dire in dialetto parmigiano la parola “TIRÀCLA”. In Italiano la parola “TIRÀCLA” vuole dire la "BRETELLA PER SOSTENERE I PANTALONI”


Sapete cosa è in dialetto parmigiano il “GARBÙZIn Italiano il “GARBÙZ” è “IL CAVOLO
CAPPUCCIO”
 Sapete cosa vuole dire in dialetto parmigiano al "PISALÉT ". In Italiano al "PISALÉT " vuole dire il “TARASSACO”


Grazie agli amici di Facebook e a www.gazzettadiparma.it che mi seguono. 


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martedì 15 dicembre 2015

SABATO 19 DICEMBRE NATALE NEI BORGHI DALLE 16,30 IN POI IN VIA XX SETTEMBRE SEDE DEI "NOSTRI BORGHI"...TUTTA LA CITTA' E' INVITATA...


CLICCA SULLA LOCANDINA PER INGRANDIRLA



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CAMPIONATO DI SERIE "D" 2015/ 2016 "Il Pagéli di Crozè in djalètt Pramzàn": Bellaria - Pärma Calcio 1913 - 1-5. Testo pubblicato sulla Gazzetta di Parma del 15 dicembre 2015



(TESTO IN DIALETTO PARMIGIANO)
Bellaria - Pärma: 1-5

Zommers séz : 'na curiozitè, mo ti sit col Kripstak äd Zelig e la tò moróza la s' ciama Petrektek ? certo che pù che di nòmm i päron un lampadäri e 'na cardénsa äd l’Ikea ( a se schèrsa parchè a né s' sa mìga mäj có dir ädla partìda mäj un tir e cuand i t’al fan l’é a l’incróz di päl )

Mesén'na sètt : sìnch mèttor avanti ogni partìda e ormäj at' si dvintè n’ äla pù che un tarsén, e purtrop in cóll momént chi a ’n gh’ èmma gnanca un centratàch d’area, parchè at' mètt in méza di cross piturè ( purtrop as' fa par dir, al pù bón atàch e du gol e méz a partìda äd médja )

Caciól òt : fin ch' a gh’é da dir dabón concentrè al sént par sént dardè e davanti, con n’ ät'r assist anca jerdlà, e po’ cóll méz mèttor lasè a l’atacant che po’ l’inventa un gol dala Madònna un po’ cme con al Ravenna, mo a tutt il manéri la va bén bombén, se la dormida la riva sul cuat'r a zéro, a vój ch' a té t' pòs arpozär tutt il fésti

Lucaréli òt : oh Capitàn e cóll gol li cuand al fèmma ? ormäj at' si dvintè pù ritardatäri che al 34 su Cagliari, l’ à sgnè fin Apolón at' manchi ti e basta (al so ch' at' si pù marchè ti che il pónti, al so)

Saporètt òt : eh che gol ch' at' si andè a strolgär, a né t' sé gnan ti cme t'é t' si ravojè p'r aria, t’é fat un vèrs da gat, mo l’important l’é ch' a t’è sarè su la partìda ala zvèlta acsì da podér tirär un po’ al fjè

Simonètt òt : nisón a s’ n'é acort ch' a mancäva Giorgén lì in méza ; e con còsste chi a j’ò béle ditt tutt ! partìda zugäda con grand sicurèssa e avtoritè, a dezdòt an' e soltant la tèrsa partìda l’é 'na gran còza ! BRAVO !

Miliètta déz : a Barsél al m’äva impresionè da mat, jerdlà la conferma, cuand al sta bén l’é äd do categorjj pù su, bala sémpor par téra, prìmm control sémpor parfét, geometrjj tirädi con la scuädra, témp äd zógh al milézim äd second ! un ufo par la categoria

Lauria òt : un pche ch' al né cata mìga la porta, parchè al còrra e al fa zógh e assist par du; mo anca par lu l’é cuistjón äd partidi, e po’ cuand al sé zblocarà al né lasarà pù lì

Meländri séz : un po’ fóra dala partìda, am' sa ch' al faga 'na partìda bón’na e vùnna un po’ meno, se tant am' da tant, domenica ch’ vén al dovrìss fär 'na partìda da CR7, dónca Gigi al vól fat zugär sénsa se e sénsa ma

Baraye déz : déz gol e déz par cme al sé 'drè disiplinär e zugär par la scuädra; grand lavor äd Gigi còsste chi, e anca grand lavor äd cóll ragas chi ch’ al sé convint äd där a menta al Mìsster ch’ al pól fär 'na carjéra äd tutt rispét dabón

Corapi déz : l’Iniesta dal Pärma, n’ ätor che in sèrja D al gh’éntra cme al Pärma a srè cme dìr, njént ! J’ agetiv p'r i complimént j’ én fnì, certo che l’impresjón ch' a gh' ò avù a Colècc' sòtta al dilùvvi dòpa sìnch minud ädla prìmma partidlén’na contra la scuädra äd Max, che còsste chi l’é un zugadór ch' a gh' n’éra di pù balord l’an' pasè in sèrja A, l’éra còlla giùssta ! grande Ciccio !

Apolón déz : Gigi, dòpa trèj partìdi con i mé amigh j' ò scomìss che a Nadäl a sarìsson rivè con ot pónt äd vantàg' : j’ én béle nóv, l’é véra che la scuädra l’é do spani suparjóra a tutt chilj ätri, l’é anca véra che cuand at' si oblighè a vénsor la 'n n’é mäj acsì còmda, e invéci col campionät chi al sèmma adrè stravénsor ! GRANDE GIGI !
CARICA CROCIATI
(Tgnèmmos vìsst)

(Testo di Crociato 63)
(Correzione ortografica a cura di Enrico Maletti)

sabato 12 dicembre 2015

IL VANGELO DELLA DOMENICA: COMMENTO DI DON UMBERTO COCCONI.


Le folle interrogavano Giovanni, dicendo: «Che cosa dobbiamo fare?». Rispondeva loro: «Chi ha due tuniche, ne dia a chi non ne ha, e chi ha da mangiare, faccia altrettanto». Vennero anche dei pubblicani a farsi battezzare e gli chiesero: «Maestro, che cosa dobbiamo fare?». Ed egli disse loro: «Non esigete nulla di più di quanto vi è stato fissato». Lo interrogavano anche alcuni soldati: «E noi, che cosa dobbiamo fare?». Rispose loro: «Non maltrattate e non estorcete niente a nessuno; accontentatevi delle vostre paghe». Poiché il popolo era in attesa e tutti, riguardo a Giovanni, si domandavano in cuor loro se non fosse lui il Cristo, Giovanni rispose a tutti dicendo: «Io vi battezzo con acqua; ma viene colui che è più forte di me, a cui non sono degno di slegare i lacci dei sandali. Egli vi battezzerà in Spirito Santo e fuoco. Tiene in mano la pala per pulire la sua aia e per raccogliere il frumento nel suo granaio; ma brucerà la paglia con un fuoco inestinguibile». (Vangelo secondo Luca)

1.       “Che cosa dobbiamo fare?” chiedono in tanti a Giovanni Battista. Mi verrebbe da dire: “Usate la testa, pensate!”. «Non c’è nulla di più comodo che non pensare» (Simone Weil).
2.       Bisognerebbe avere il coraggio di far uso del proprio intelletto, contro un pensiero servile: il vero peccato, la tentazione quasi irresistibile è proprio non accettare il rischio di pensare.
3.       L’uomo preferisce vivere in uno stato di minorità, piuttosto che accettare il rischio «di valersi del proprio intelletto senza la guida di un altro. Imputabile a se stesso è questa minorità, se la causa di essa non dipende da difetto di intelligenza, ma dalla mancanza di decisione e del coraggio di far uso del proprio intelletto senza essere guidati da un altro. Sapere aude! Abbi il coraggio di servirti della tua propria intelligenza! È questo il motto dell’illuminismo» (Immanuel Kant).
4.       Non dovremmo sostituire la luce interiore della coscienza, che ci dovrebbe guidare nella ricerca della verità e della giustizia, con il dogma custodito dall’istituzione che chiede di "affidarsi" a lei in toto. Per pigrizia, per comodità tante volte ci si affida  a verità ufficiali o peggio ancora ognuno pare “murato” nelle proprie convinzioni stabilite e per questo si sente sollevato dalla fatica della personale ricerca e non accetta di ri-mettere in discussione le proprie convinzioni.
5.       L’uomo – secondo il pensiero di Kant – se vuole essere tale deve rispondere proprio a queste tre domande:  la prima verte sul conoscere: “Che cosa posso sapere?”; la seconda è di natura squisitamente etica: “Che cosa devo fare?”.
6.       Se ci pensiamo bene, questa è la stessa domanda che la gente rivolge al Battista, infatti chiede come comportarsi di fronte alle molteplici situazioni della vita. Kant sottolinea che il valore di un comportamento etico non riguarda tanto le cose che si devono fare, ma l'intenzione e il modo con cui si deve agire.
7.       Non basta che un'azione sia fatta esteriormente secondo la legge, ovvero in modo conforme a essa, al contrario implica un coinvolgimento personale, per questo Kant formula un assioma di altissimo valore: «Agisci in modo da considerare l'umanità, sia nella tua persona, sia nella persona di ogni altro, sempre come scopo, e mai come semplice mezzo».
8.       In altri termini: rispetta la dignità umana che è in te e negli altri, evitando di ridurre il prossimo o te stesso a un semplice strumento. La terza domanda kantiana verte sul “Che cosa posso sperare?”. Puoi sperare nel fatto che Colui che verrà ti battezzerà nello “Spirito Santo e nel fuoco”. Il suo non sarà come quello di Giovanni un battesimo di acqua e di penitenza, ma il Cristo “battezzerà in Spirito Santo e fuoco”.
9.       Che cosa vuol dire essere battezzati nello Spirito Santo e nel fuoco? Lo Spirito Santo è il simbolo dell’amore, mentre il fuoco è calore, è luce che dà la vita, illumina, riscalda, brucia, trasforma, unisce. In noi c’è bisogno di ambedue queste azioni: distruggere quello che di vecchio c’è in noi, incenerire le paure, le debolezze, la nostra tiepidezza, i nostri dubbi, per poi purificare, scaldare e illuminare il nostro cuore e la nostra mente, da cui scaturiscono le azioni e le scelte. 
10.   Forse tanti che incontrano un cristiano potrebbero chiedersi: “Ma in lui c’è il fuoco dello Spirito e come mai non arde?”. Certo, chi incontra un “cristiano medio” di oggi deve chiedersi: che ne è del fuoco in lui? Dove è finita la lingua di fuoco? «Purtroppo quel che esce dalla bocca dei cristiani è spesso tutt’altro che fuoco. Ha piuttosto un sapore di acqua stagnante, appena tiepida, né calda né fredda. Non vogliamo bruciare noi stessi e neppure gli altri e la fede cristiana si riduce a una visione del mondo costruita a nostra misura, col proposito di non ledere possibilmente in nulla le nostre comodità» (Benedetto XVI).
11.   Del resto, chi può conoscere il segreto del fuoco se non chi se ne lascia consumare? Gesù non dice mai: “Non fare, non si deve fare”, il cristianesimo non è fatto di proibizioni, è vita, creazione, illuminazione, èfuoco.Un antico detto, attribuito a Gesù, così recita: «Chi è vicino a me è vicino al fuoco, chi è lontano da me è lontano del Regno».
(DON UMBERTO COCCONI)

giovedì 10 dicembre 2015

CAMPIONATO DI SERIE "D" 2015/ 2016 "Il Pagéli di Crozè in djalètt Pramzàn": Pärma Calcio 1913 - Ravenna 3-2. Testo pubblicato sulla Gazzetta di Parma del 8 dicembre 2015



(TESTO IN DIALETTO PARMIGIANO)
Pärma Ravenna 3-2

Zommers séz : có vót mäj, äd solit l’éra un tir e 'na gran paräda, jerdlà du tir e du gol, al prìmm regalè da l’arbitro al second un po’ s’al sèmma fat nojätor, l’é un pchè parchè t’é ciapè al tò prìmm gol su asjón

Mesén'na òt : Hugh at' gh' äv d' andär in panca, sénsa riscaldamént pronti via e gol, e un prìmm témp ch' at' paräv in moto, al second témp un po’ col freno a man tirè cme tùtta la scuädra

Caciól séz : oh pilolón có fät ? Ch' la sia ciära che chi a sèmma sémp'r adrè criticär al brod gras, mo da vón cme ti, pù dur che Ferretti, al stopper dal Barbjàn detto asàl tant l’éra dur in camp, pèrdor un contrast cme 'na balarén’na sul gol dal tri a du, a ’n m’ al spetäva mìga dabón

Lucaréli òt : anca ti Capitàn par solidarietè con al tò socio té t' si fat bévor cme un bicér äd malvazja ; i dù vót in pù j’ én par la fàsa, e sperèmma che prìmma o po’ un zbràj acsì in-t-i dént a gh’ al faga un cualchidón con 'na diviza adòs e n’ “Alfètta” zò davanti al cancél a spetärol

Saporètt séz : la traversa e p'r al rést un po’ poch, in-t-al second témp pròprja sparì, dill volti zugär con Ciccio e Giorgén l’é fin trop facil, i fan sémpor tutt lor che vón al pól cuäzi fär un pizlén

Simonètt séz : chi a gh’é ädla sostansa, prìmm témp in pónta äd batècca, cuäzi a fär al metronomo äd la scuädra, socuànt zugädi eleganti, cälma olimpica e grand prezénsa, al second témp anca lù al s’é cuäzi ciapè dormì cme al rést ädla scuädra ! có gh’ àni mìss al post dal sùccor in-t-i biberon, ädla dòrmja (sonnifero) ??

Corapi nóv : mi par Ciccio a stravèd, l’é un spetacol vèddrol zugär, l’é dapartùtt, lùccid, inteligént, técnich, al näza al gol cme un setter, in sèrja D l’é cuäzi sprechè, e cme difati l’ é gnu chi par stärogh n’ an' e basta cme tutt

Giorgén nóv : Cucù al zmél äd Ciccio, n’ ätor che con la sèrja D al gh’éntra cme mi con Leonärdi, cioè pròprja meno che zéro, al pär ch’ al gh’ àbia la calamìtta, indó 'l va lù dòpa du second arìva la bàla, n’ ätor ch’ al né dovrìss patir par njént al sält äd categoria ansi, second mi pù as' va su con la técnica pù chi du ragas chi i pólon gnir fóra


Migliètta sìncov : Tato, va bén che gnir su sul tri a zéro, dòpa che in-t-n’ora äd panca t’é ciapè pù umiditè ti che un culatél äd Spigaról, al n’ é mìga al masim, e fòrsi fòrsi at' gh' é däv anca da sé a gnir su, mo mi a 'n m’arcòrd gnanca d’avérot vìsst tocär 'na bala; e dir ch'a m’arcordäva äd Barsél ch' at' n’arè tochè domìlla : dai mètta la märcia giùssta che mi a Nadäl am' piazrìss magnär j’anolén con béle un pè e méz in lega pro

Ricci sètt : un pas par volta at' si 'drè artornär al Ricci in frack dill prìmmi partìdi; elegansa e concretèssa, e 'na gara a l’ùltom ciùff con Mesén'na insìmma a ch’ la fàsa li;


Meländri séz : cme corsa impìggn e vlontè déz, cme precizjón sòtta porta du, la médja la fa séz : sta trancuìll porca mizérja, sta trancuìll che al gol al vén da lù, at' gh’é tròpa présja, nisón at' còrra adrè e nisón at' critica ansì, vón con la tò vlontè al srà sémp'r aplaudi

Baraye òt : second témp “non pervenuto”, mo prìmm témp spaventóz, l’é rivè fin a robär 'na bala insìmma ala bandéra dal corner in diféza, l’é 'drè imparär a zugär con la scuädra e s’al continuarà, cme dzäva Zambréli “secondo il mio acume” chilù a s’al portèmma adrè fin in sèrja A

Apolón òt : mi a ’n vój savér njént, a so soltant che al prìmm d’agòsst la scuädra la gh’ äva sìnch zugadór e adésa a gh’ èmma sètt pónt su la seconda, mäj pèrs e tri gol e basta ciapè su asjón; in pochi paroli grande Gigi avanti acsì

Pärma feminìl déz : n’ aplàuz par ch’ il ragasi chì e p'r al so Mìsster Libassi, un caterpillar, 'na vitòria adrè ch' l’ ätra e sa ’n me zbali mìga tùtti con alméno du gol äd scärt ! spetacoläri zò al capél ragàsi crozädi.
Tgnèmmos vìsst
CARICA CROCIATI
(Testo di Crociato 63)
 (Correzione ortografica a cura di Enrico Maletti)




mercoledì 9 dicembre 2015

SAPETE COSA VUOL DIRE IN DIALETTO PARMIGIANO ?????



Sapete cosa vuole dire in dialetto parmigiano la parola "IMBASTÌR". In Italiano la parola " IMBASTÌR" vuole dire “UNIRE INSIEME I PEZZI DI STOFFA CON PUNTI LUNGHI PER POTERLI CUCIRE IN SEGUITO. PUÒ SIGNIFICARE ANCHE PER METTERE INSIEME IN QUALCHE MANIERA.” Esempio “ IMBASTÌR SU, RANGIÄR SU”.




Sapete cosa è in dialetto parmigiano il " BÒRR”. In Italiano il “BÒRR” “E' UN CENTESIMO DELLA PARPAJÓLA, MONETA CONIATA PER LA CANONIZZAZIONE DI SAN CARLO BORROMEO DA CUI DERIVA IL NOME "BÒRR”.



Sapete cosa vuol dire in dialetto parmigiano la parola "IMBÀSTI". In Italiano la parola "IMBÀSTI" vuole dire “RIVOLGIMENTO DI STOMACO, VOMITO o NAUSEA”.


Sapete cosa è in dialetto parmigiano il “MOSCARDÈN” In Italiano il “MOSCARDÈN” è “UN BELLIMBUSTO INCLINATO AGLI AMORI” IN DIALETTO ANCHE “DAMARÉN, GINGÉN, SPUMARÉN”. 


Sapete cosa vuole dire in dialetto parmigiano "TARTASÄR". In Italiano " TARTASÄR" vuole dire “MALMENARE o TARTASSARE”, in dialetto anche “SAGATÄR, SCARTASÄR o SFIDGÄR o TORMINTÄR”


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