Estratto di un minuto del doppiaggio in dialetto parmigiano, realizzato nell'estate del 1996, tratto dal film "Ombre rosse" (1939) di John Ford. La voce di Ringo (John Wayne) è di Enrico Maletti


Con la qualità non si scherza. Parola di Enrico Maletti

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Al salùt pramzàn äd parmaindialetto.blogspot.com

“Parmaindialetto” è nato il 31 luglio del 2004. Quest’anno compie 13 anni

“Parmaindialetto” l’é nasù al 31 lùjj dal 2004. St’an’ al compìssa 13 an’

Per comunicare con "Parmaindialetto" e-mail parmaindialetto@gmail.com

L’ UNICA SEDE DI “Parmaindialetto” SI TROVA A PARMA “PÄRMA”.







lunedì 21 novembre 2016

GIOVEDI 24 NOVEMBRE DALLE ORE 17 ALLE ORE 18,30, PRESENTAZIONE DELL' ASSOCIAZIONE CULTURALE NON - PROFIT "PARMA: DALL'INIZIO AL FUTURO"


CHE AVRA' LUOGO PRESSO IL MEGASTORE "LA FELTRINELLI DI VIA FARINI 17 PARMA". L'EVENTO TRASMESSO IN LIVE STREAMING SU INTERNET, VEDRA' LA PARTECIPAZIONE DI AUTORITA', STUDIOSI E PERSONE LEGATE ALLE TRADIZIONI DEL TERRITORIO



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venerdì 18 novembre 2016

"TRID CME L'ALBANIA"


"TRID CME L'ALBANIA" Il paese delle Aquile raccontato dai parmigiani. Si è svolto oggi all'Oratorio Novo presso la biblioteca civica vicolo S. Maria, in occasione della settimana della cultura Albanese. Parmigiani che hanno vissuto l'Albania e le loro impressioni in modo del tutto libero. Spiegazione di Enrico Maletti sul modo di dire dialettale Parmigiano "TRID CME L'ALBANIA"


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sabato 12 novembre 2016

SERATA DELLA "PARMIGIANITA' " AL CIRCOLO AQUILA LONGHI. IL RICAVATO DELLA SERATA E' STATO CONSEGNATO DA CORRADONE MARVASI A FILIPPO MORDACCI DELL'ASSISTENZA PUBBLICA


IERI SERA ALL'AQUILA LONGHI IN OCCASIONE DELLA SECONDA SERATA DELLA "PARMIGIANITA' " SI SONO ROTROVATI ENRICO MALETTI E CORRADONE MARVASI CLASSE 1950 EX COMPAGNI DI SCUOLA ALLE SCUOLE MEDIE, E GIORGIO CAPELLI, LORO INSEGNANTE DI TECNICA NELL'ANNO SCOLASTICO 1965/1966 CINQUANT' ANNI FA... HANNO FESTEGGIATO CON UNA SERATA IN DIALETTO PARMIGIANO

(CLICCA SULLE FOTO PER INGRANDIRLE)
(FOTO DI WILLIAM TEDESCHI)


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venerdì 11 novembre 2016

Avguri ala Famija SCARICA in djalètt Pramzàn

Oggi è un giorno speciale: la trattoria Scarica festeggia 70 anni di attività…!!!
Sono passati tanti anni da quando il nonno Livio e la nonna Maria iniziarono la loro attività… era il lontano 11 novembre 1946, il giorno di San Martino.
Sfrattati dal podere della famiglia Moretti, decisero un cambio radicale della loro vita da contadini, trasformandosi nel famoso “oste” e “rezdora” (ancora oggi apprezzati come allora).
Da lì ebbe inizio un cammino che ci ha portato a tutto quello che siamo oggi…!!!




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sabato 5 novembre 2016

IL VANGELO DELLA DOMENICA: COMMENTO DI DON UMBERTO COCCONI.

DOMENICA 6 NOVEMBRE 2016
Si avvicinarono a Gesù alcuni sadducèi – i quali dicono che non c’è risurrezione – e gli posero questa domanda: «Maestro, Mosè ci ha prescritto: “Se muore il fratello di qualcuno che ha moglie, ma è senza figli, suo fratello prenda la moglie e dia una discendenza al proprio fratello”. C’erano dunque sette fratelli: il primo, dopo aver preso moglie, morì senza figli. Allora la prese il secondo e poi il terzo e così tutti e sette morirono senza lasciare figli. Da ultimo morì anche la donna. La donna dunque, alla risurrezione, di chi sarà moglie? Poiché tutti e sette l’hanno avuta in moglie». Gesù rispose loro: «I figli di questo mondo prendono moglie e prendono marito; ma quelli che sono giudicati degni della vita futura e della risurrezione dai morti, non prendono né moglie né marito: infatti non possono più morire, perché sono uguali agli angeli e, poiché sono figli della risurrezione, sono figli di Dio. Che poi i morti risorgano, lo ha indicato anche Mosè a proposito del roveto, quando dice: “Il Signore è il Dio di Abramo, Dio di Isacco e Dio di Giacobbe”. Dio non è dei morti, ma dei viventi; perché tutti vivono per lui» (Vangelo di Luca).

Nell’episodio precedente i farisei avevano disputato con Gesù sul potere di Cesare. Cesare fu l’uomo del potere, ebbe nelle sue mani la possibilità di dare la morte. Ora vediamo invece come il potere di Dio, di donare vita ai morti, risulti esattamente l’opposto a quello dell’imperatore romano. Nel racconto entrano in scena i sadducei, persone ricche e materialiste, che non credono nella risurrezione e pongono a Gesù un caso impossibile per metterlo in ridicolo. Rifacendosi alle Scritture, citano la cosiddetta “legge del levirato”: quando un uomo muore senza aver lasciato discendenza, la vedova deve sposarne il fratello, in modo da dargli un figlio che prenda il nome del fratello morto e non lasci estinguere il suo nome. I sadducei creano ad arte il caso grottesco di sette fratelli che muoiono senza lasciare figli, dopo aver sposato in successione la stessa donna: “Nella resurrezione di quale dei sette essa sarà moglie?”. Gesù non si lascia tentare dallo spirito polemico della discussione, ma risponde invitando i suoi interlocutori ad andare in profondità. All’epoca di Gesù, nel mondo ebraico, come nel mondo greco e medio-orientale, vi erano diverse concezioni su una vita dopo la morte. 

Per molti la vita di un uomo continuava nella sua discendenza o nella storia del suo clan, ecco perché risultava così importante avere un figlio. Gesù intende dire che, se Dio è stato il custode e il liberatore dei patriarchi, non lo è stato per un tempo passeggero, restando poi vinto dalla potenza della morte, ma lo è stato soprattutto di fronte alla morte, strappando ad essa i padri nella fede. Sì, l’alleanza che Dio stringe è eterna e mai revocata; non può trovare ostacoli nella morte: Dio ama l’uomo di un amore più forte della morte, e l’uomo che vive per lui vive eternamente, risuscitato dalla potenza di Dio! Ma se Dio è il Dio della vita che ne sarà di noi con la morte che è l’esperienza della non vita? Dio non è fedele, Dio non è l’alleato dell’uomo? Se Dio è mio amico e io sono suo, allora anche lui è mio, questa relazione è indissolubile. Ma se io muoio, allora non mi farà risorgere? Se Dio ha creato il mondo, cosa gli costa ricrearlo? Colui che mi ha liberato dalla schiavitù di Egitto, colui che mi ha creato, non è pure colui che mi farà vivere per sempre? Affermare che Dio è il Dio di Abramo, di Isacco, di Giacobbe, vuol dire che lui è sposato con Israele. E’ un’alleanza indissolubile, che non potrà mai essere spezzata neppure dalla morte.

 La nostra fine non è la fine, è il ritorno al nostro principio per vedere il volto di Dio. «Ringraziare Dio per la vita che è un dono prezioso, ma è un dono come il camminare per andare a casa, non è che stai sempre fuori sulla strada. Viene il freddo e viene il gelo ed è ora di tornare a casa al focolare. Se invece io so che vengo da Dio e torno a Dio, benissimo! Ringrazio Dio di essere nato, ringrazio Dio, di vivere e camminare, di imparare ad amare e ringrazio Dio di tornare a casa» (Silvano Fausti). Oggi viviamo in un’epoca vagabonda: non ci poniamo più le domande: “Da dove vengo? Dove Vado? E credo che oggi siamo tutti sadducei, nella peggiore accezione della parola, perché abbiamo rimosso il senso della vita. Si dice sempre che l’uomo è di Dio, ma dovremmo dire: Dio è di me, appartiene a me, si dona a me, come a te. E questo amore neanche nella morte va perso. Amare non vuol dire “sei mio”, ma “sono tuo”, per questo Dio è di Isacco, di Abramo, di Giacobbe, di ciascuno di noi, perché ci ama. Se anche noi lo amiamo viviamo già la vita di resurrezione. Infatti sappiamo che siamo passati dalla morte alla vita perché amiamo i fratelli, che è amare concretamente il Signore negli altri.
(DON UMBERTO COCCONI)
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l'invito per il 12 novembre. L’evento è inserito dal signor Prefetto .....


l'invito per il 12 novembre. L’evento è inserito dal signor Prefetto nel calendario delle manifestazioni Ufficiali per il Centenario della Grande Guerra. In apertura ci sarà, in occasione della , un pensiero per i Caduti della strage di Nassiriya (12 novembre 2003). L'invito è aperto a tutta la cittadinanza.

(CLICCA SULLA LOCANDINA PER INGRANDIRLA)




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